Tullio sorrise senza rispondere.

— Sono contenta, — seguitò Estella. — Qui si sta molto bene. Non le pare che si stia molto bene? Nessuno sa che noi siamo qui: è una vera fuga. La zia ci crede a Bellagio, o in via di arrivarvi. Che mistero, che segreto!

Lo Sciara interruppe:

— Ascolti. Nessuno deve sapere mai che abbiam passato la notte all'albergo. Mai, ha capito? Noi partiremo domani in modo che suo padre ci creda provenienti da Milano, e lei non dirà mai a nessuno quello che ci è toccato stasera. Me lo promette?

— Glielo prometto, — rispose Estella.

— Forse lei non comprende, — soggiunse Tullio, notando un certo dubbio nella giovinetta. — Ma comprenderà più tardi, quando conoscerà il mondo e le sue cattiverie. Mi obbedisca senza discutere, se ha fiducia in me.

Ella rispose:

— Ma obbedirò certo, senza discutere. Io ho molta fiducia in lei!

Tullio sorrise di nuovo, guardandola. Ella era tanto placida, tanto ingenua, ch'egli sentì quasi vergogna del turbamento ond'era stato colto poco innanzi, e si rinfrancò d'un subito, come uscisse da un incubo.

— Suvvia, nipotina, — disse ridendo, — vuole che scendiamo a pranzare?