— Ha ragione; le chiedo scusa....

Allora, vedendola pentita, non sapendo egli stesso perchè, Tullio ordinò lo sciampagna.

Quando l'udì crepitar nelle coppe, gorgogliante nel suo bel colore di topazio, Estella diede in esclamazioni di gioia. Era uno sciampagna un po' dolce, e invece di bagnarvi la lingua, la fanciulla ne bevve una coppa intera.

— È delizioso, sa? — disse poi. — Le sono molto grata. Volevo bere lo sciampagna, perchè le mie amiche non l'hanno bevuto mai; ora so qualche cosa più di loro.

— Ma non può dirlo, — rispose Tullio sorridendo.

— Che importa? Quando si sa, si sa: io voglio sapere per me; e se le amiche parleranno ancora di sciampagna, io sorriderò, e nessuno capirà nulla....

— Bel gusto! — esclamò Tullio ridendo.

Dopo pranzo, Estella risalì nella sua camera a mettersi il cappello. Voleva uscire a veder le mode di Como; aveva pensato alle mode di Como, tanto per trovare un pretesto a fare una passeggiata sotto i portici e pel Lungolario. Nel frattempo, Tullio studiò le partenze dei battelli; fingendo d'arrivar da Milano alle nove, si poteva partire la mattina alle nove e mezzo, e diede gli ordini all'ufficio dell'albergo.

Estella ricomparve: aveva al collo una stola di pelo nero.

— Ho scovato nel baule il mio gatto, — disse. — Questo è un gatto che veniva sempre a miagolare nel mio giardino; poi l'ho trovato da un pellicciaio in forma di stola e l'ho comperato. Costa quindici lire, ma tiene caldo.