Sorrideva, accarezzando la stola, che le cingeva il collo come una leggiadra gorgiera e le allargava le spalle. E uscirono.

Che freddo, che freddo, faceva a Como, in gennaio!

Del Bisbino non era possibile scorgere la vetta, incappucciata in una nuvola grigiastra; e sotto la nuvola s'ampliava una larga distesa di neve; l'aria gelida soffiava di là, movendo le acque del primo bacino, che s'accartocciavano per il brividìo.

Col bavero della pelliccia alzato fino alle orecchie, gli occhi bassi a schivar certi mucchi di neve giallastra ond'era disseminata piazza Cavour, Tullio Sciara accompagnava Estella in quella inutile passeggiata, e correvano ambedue.

Videro le mode, nei negozii sotto i portici, ed Estella svelò che ella si vestiva sempre a Milano, dove si pagava più caro, ma si era veramente a ragguaglio delle novità.

— Non è vero ch'io vesto bene? — chiese a Tullio. — Non sono sempre elegante?

— È un gioiello, — rispose Tullio, squadrandola da capo a piedi, con attenzione. — Anche il gatto le si addice molto, perchè è scuro e dà rilievo ai capelli e al colorito....

S'inoltrarono per la strada lungo il lago, ma era tutta buia, e soffiava un rovaio pungentissimo. Estella procedeva a capo basso, con le gonne appiccicate al corpo, battendo le palpebre per la polvere e pel vento; Tullio s'era tirato il cappello fin sugli occhi e andava alla ventura, senza rispondere ai frizzi della fanciulla, che lo beffava pel suo modo di camminare.

— Badi a non cader nel lago! — gli diceva di tanto in tanto. — Occhio ai pesci!... Il vento le porterà via la barba!...

Il vento gli portò via il cappello, ed egli dovette correre perchè non andasse a finir nell'acqua; e la fanciulla assistette alla corsa, ridendo a voce alta, con un riso squillante e sonoro che veniva da un'anima senza sospetto.