Tullio si rannuvolò e s'allontanò di qualche passo.

— È finita, non ci penso più, — annunziò Estella. — Guardi che disordine: il baule aperto! Si sieda: là, nella poltrona, presso il fuoco; lei ha tanto freddo.... Del resto, aveva ragione, sa? Il vino non mi ha fatto nulla, ma se fossi caduta ubbriaca, col cappellino sul naso, per le vie di Como?... A pensarci, mi viene un brivido.... Perchè non risponde? Mi tiene ancora il broncio?

Tullio, seduto nella poltrona presso il fuoco, come aveva ordinato Estella, volse il capo e disse:

— No, cara. Sono contento che non pianga più.

— Le piacciono i profumi? — domandò Estella.

Era inginocchiata e frugava nel fondo del suo piccolo baule; ne tolse una bottiglia sottile, la stappò, si drizzò in piedi.

— Questo, — disse, — l'ho comperato a Milano, all'insaputa della zia, perchè la zia dice che le signorine non devono profumarsi, come se la nostra pelle fosse diversa dalla sua. È Houbigant e costa orribilmente, ma a me piace molto.

Così dicendo, gettò alcune gocce sul guanciale, se ne versò altre sulle mani, si avvicinò a Tullio, e prima ch'egli pensasse a difendersi, gli tolse il fazzoletto dalla tasca e glielo profumò.

— Ci sono le mie lagrime stupide, — ella disse, — qua dentro, e ora ci metto un po' del mio profumo. In questo modo si ricorderà di me....

Parve sbalordita per le sue stesse parole e rimase con la mano alzata e il fazzoletto nell'altra.