— Le sue lagrime mi sono molto care, — rispose Tullio, chinandosi a raccogliere un fumacchio con le molle, ed evitando di guardare la fanciulla. — E io mi ricorderò di lei anche quando il profumo sarà svanito, anche quando lei mi avrà dimenticato....

Estella gli restituì il fazzoletto prestamente con un gesto quasi sgarbato.

— Io non dimentico, — ella disse. — Io non dimentico nulla!

Il tono con cui le parole furon pronunziate era insolitamente netto ed energico, e squillò nella piccola camera. Tullio alzò lo sguardo; gli parve che l'anima vera della fanciulla vibrasse, facendo intravedere la donna di domani.

— La ringrazio, — egli rispose. — Ma è troppo giovine per ricordarmi a lungo. Avverranno altri casi nella sua vita, avrà altre gioie, troverà persone che le saranno più care, e io a poco a poco scomparirò nell'ombra....

Estella crollò il capo; avvicinata un'altra poltroncina, vi sedette e allungò i piedi sul bordo del camino. Tullio guardò quei piccoli piedi arcuati, chiusi nelle scarpe di vernice nera.

Nessuno parlò per lungo tempo. Ambedue fissavano il fuoco, la brage, i disegni che l'arsione aveva inciso lungo i ceppetti e i tizzoni. Pareva un mondo quel focolare, nel quale i più sapienti edifici si corrodevano lentamente, crollavano, si disperdevano in cenere; e ogni tanto risonava un gemito lungo delle legna più umide, e si sarebbe detto il gemito di quel povero mondo che rovinava.

Tullio pensava alla cara personcina che gli sedeva allato e ch'egli avrebbe potuto stringersi al petto, solo stendendo un braccio; e la cara personcina pensava a lui, stupita ella stessa di quel pensiero insistente.

— Vede ch'io sono tutta rosa? — disse a un tratto. — Lei mi ha chiamata bambola di legno, io sono rosa, invece, tutta rosa.

— A questo pensava con tanta gravità? — chiese Tullio sorridendo.