Suonò il campanello elettrico, e fece recare il tè.
— Mi aiuti, — pregò Estella, scuotendosi a sua volta. — Portiamo questa piccola tavola innanzi al fuoco, e prendiamo il tè da buoni amici. Sono molto rozza, non è vero? Qualche volta io penso che la vita continua in quel paese perduto mi fa diventare selvatica. A essere gentile, faccio uno sforzo....
— È sincera, — osservò Tullio. — Io posso leggerle nell'anima.
— Spero di no, — ella interruppe prestamente, mentre di nuovo le si diffondeva pel volto un rossore vivo.
— La sua anima è così nera?
La giovinetta scosse la testa, angustiata, e non rispose.
VIII.
Innanzi alla piccola tavola, su cui era il servizio da tè, con le ginocchia che quasi toccavano le ginocchia, scaldati dal buon fuoco borbottante, ritrovarono l'allegria e l'intimità.
Tullio chiese alla fanciulla se Ernesto Giuliani le fosse piaciuto; ed ella ne fu inorridita. Era brutto, smunto, smilzo, e rideva troppo, dimenandosi come avesse avuto qualche malanno indosso. Non le piaceva; non doveva essere buono; i suoi occhi lampeggiavano pieni di malignità e guardavano obliquamente, sfuggendo lo sguardo degli altri.
— Dunque, non lo sposerebbe? — domandò Tullio.