Una donna veramente appassionata può prestarsi a tutti i capricci e i desiderii dell'uomo che ama e che ha scelto; ma difficilmente perdona all'uomo che le rammenti con parole volgari le voluttà segrete a cui egli ha saputo persuaderla in nome della passione. Ella ben comprende che la soglia dell'alcova non dev'essere profanata, che l'amore perde il suo fascino quando lo si descriva troppo, che l'uomo ha l'obbligo della discrezione anche di fronte alla donna da lui posseduta, se non vuole abituarla alla fredda impudicizia, la quale toglie ogni attrattiva e ogni merito alla voluttà.

L'uomo che non tien conto di queste sottili accortezze e di questi pudori tenaci, arrischia di vedersi tradito presto; l'allieva della sua depravazione verbosa, avvezza a non arrossir più dei vocaboli che offendono peggio degli atti e che non hanno scusa, sarà assai mal preparata a difendersi dagli assalti che una donna giovane e bella deve sostenere.

*

Noi usiamo essere severi con la donna che cade; sia essa fanciulla libera di sè, sia legata già a un uomo col vincolo del matrimonio.

Fingiamo d'ignorare quali battaglie deve affrontare una donna per conservarsi onesta; dimentichiamo quali tentazioni la circondino, in alto e in basso della scala sociale, e quali avvedute insidie spiino la sua debolezza, la sua impressionabilità, il suo bisogno d'amore e di protezione. «Le donne sono deboli, — ha detto Pitagora, — perchè non sono sostenute che dal cuore.»

E male sostenute, possiamo aggiungere, e mal difese dal cuore che consiglia loro la pietà. Il più gran numero di donne non cadono già per un traviamento dei sensi, contro i quali hanno freni più forti dei nostri, perchè non illanguiditi dall'abitudine del piacere; ma per un consiglio di pietà. Esse non sanno resistere allo spettacolo dell'uomo che soffre per averle, nè sanno distinguere il vero innamorato capace di esser loro vicino non solo nell'ora del godimento ma pur nell'ora del pericolo, dal seduttore professionale che recita con sapiente ipocrisia una sua vecchia commedia, e ha già deciso d'abbandonarle non appena le avrà avute.

Le tentazioni sono innumerevoli intorno alla donna, fatte di lusinghe e di adulazioni, d'insistenza e d'audacia; ora esaltata, ora intimorita, ora impietosita, deve combattere una battaglia diuturna per difendersi, e passa ogni giorno attraverso un'atmosfera di desiderio e di libidine, che le soffia in faccia il suo alito bruciante.

Se resiste, l'uomo non gliene dà merito; è una insensibile, una frigida, non ha nervi. Se cede, tutti la condannano; è una sensuale, una depravata, una incosciente.

Caratteristica mi è sempre parsa la frase di Giorgio Byron: «Un passo di là dal decoro è per la donna un passo verso il precipizio.» Questo medesimo Giorgio Byron confessa nel suo giornale d'avere sedotte almeno cinquanta donne, d'averle persuase a far con lui il passo di là dal decoro verso il precipizio. Ciò non gli impedì di scrivere la sua sentenza generale per le donne che hanno ascoltato lui, per le donne che ascolteranno gli altri.

È molto maschile questa disinvoltura, e Giorgio Byron, il quale fu cavalleresco per l'indipendenza dei popoli, si dimenticò spesso di essere cavalleresco per le donne che non avevano saputo resistergli. Fu, insomma, un uomo, ampiamente, e diede ragione ad Helvetius, il quale scriveva essere la donna come una tavola imbandita, che si guarda con occhio cupido prima del pranzo e annoiato dopo pranzo.