E le donne, dopo averla composta, l'hanno quasi sepolta sotto le viole, cosicchè il letto e i guanciali paiono una distesa di fiori su cui la giovane si sia adagiata per riposare.
— Ma che cosa è? — dico stupito, sottovoce.
Presso il volto della morta vedo un altro visetto con gli occhi aperti, sorridente, un visetto da bimba, che il cumulo delle viole m'aveva di prim'acchito nascosto.
— È la sua bambola, — mi risponde il cronista sottovoce. — L'hanno trovata al suo fianco e ve l'hanno lasciata.
La bambola! È una bambola bionda, vestita di velluto nero, come la fanciulla; e ride con gli occhi aperti, mettendo in quel muto spettacolo ferale una nota di vita, un'espressione ribelle di vivacità, che fa pensare alla bambola come a persona vera.... Era la sua amica, e le si è stesa al fianco, e sarà seppellita con lei. Gli occhioni azzurri mi fissano allegri e ingenui, quasi dicessero: — Non rattristarti: io e Wanda stiamo bene, riposiamo tra queste viole belle; è molto piacevole riposare così.... Io l'ho vista piangere ed ora dorme tranquilla; io so tutti i suoi segreti, e so che ha fatto bene a morire.... Non risvegliarla: lasciala passare!... —
La bambola sembra veramente felice di trovarsi con la padroncina, con tanti fiori, e i suoi occhi ridono e il suo visetto roseo ha un significato di soddisfazione quasi comica.
— Non ha lasciato lettere? — chiedo sottovoce.
— Una lettera, che fu sequestrata, alla famiglia. Mi pare d'averglielo detto.
— E all'amante, nulla?
— Nulla.