— Bene. Il disprezzo!
E non so perchè, questo mi fa tanto piacere che m'accorgo di parlare ad alta voce.
— È tornata alla bambola! — concludo con voce più sommessa.
A vederla così bianca, così bionda, così giovane, composta nell'abito di velluto nero, chiuso al collo severamente, si pensa che l'amore sia un frutto ancora acerbo per lei, e che la bambola le convenga meglio.
La straniera abbandonata nella città del silenzio è tornata alla bambola, come alla sola amica verace.
Ieri sera, hanno avuto un colloquio: tutt'e due bionde e vestite di velluto, tutt'e due smarrite e ingenue hanno scambiato i loro piccoli pensieri.
— Io sono sola, — ha detto la fanciulla. — E soffro, soffro molto. Che devo fare?
— Io non soffro, — ha risposto la bamboletta di cera e legno. — Sono allegra perchè non ho cuore che batta. Senti che rido?
— Il mio cuore batte troppo, batte orribilmente, e mi fa male.... Non posso ridere.... Vedi che piango?
— Perchè non lo fermi, il tuo cuore? Fermalo, se ti fa male, e potrai ridere, dopo.