— Tu credi?

— Sì: io ho visto una volta un orologiaio, presso la vetrina in cui vivevo prima che tu mi comprassi, ho visto un orologiaio il quale ha fermato il suo orologio, che avanzava e correva disperatamente, che batteva come il tuo cuore.... Il cuore non è il tuo orologio? E se è pazzo e ti fa male, tu devi fermarlo.

Allora la fanciulla ha adagiata la bambola sul letto, e ha preso l'arma.

— Aspettami. Ora lo fermo.

E posando il capo sul guanciale presso il capo della bambola, ha lasciato partire il colpo.

— Ecco, il cuore è fermo! — ha detto la bambola. — È fermo, e non ti fa più male. Dormiamo.

La fanciulla s'è addormentata per sempre, e la bambola, con quel suo lieve riso, con gli occhi azzurri sbarrati, ne vigila il sonno e mi guarda per dirmi che tutto va bene.

— Usciamo! — mormoro sottovoce. — Lasciamole stare!...

Raggiungiamo la soglia e apriamo cautamente la porta; ma prima d'abbandonare la camera color d'ametista, spengo la luce elettrica.

— Così dormiranno meglio, — osservo al mio compagno.