Egli annuisce con un cenno del capo, senza comprendere; e usciti dall'albergo, riprendiamo in silenzio la via, per le calli taciturne e oscure....

LA FILOSOFIA DI MINNI.

Minni tornò a casa verso le cinque d'una pesante giornata sciroccale. Aveva fatto gli acquisti pel pranzo e recava un paio d'involtini con la carta rosea, tenendoli nella piegatura delle braccia. Senza curarsi della folla che si stendeva da piazza Colonna a piazza Barberini, aveva percorso tutta la strada col passo svelto e leggiero, temendo d'essere soprappresa dalla penombra del crepuscolo.

E giunta a casa, in quella strana via Campania, che, a un passo da Villa Umberto e da via Veneto, sembra ancora la strada d'un villaggio, non selciata, deserta, popolata la sera dai gatti, Minni salì una scala ed entrò nella sua camera al primo piano.

Ella abitava da lunghi mesi col marito quella vasta camera mobigliata in via Campania. Nel mezzo era il letto di ferro, assai largo; a destra, Minni aveva improvvisato un gabinetto da toeletta con un bel lavabo e mille piccole cose per l'abbigliamento; a sinistra, un'agrippina, sulla quale Minni aveva drappeggiato una stoffa di seta a colori vivaci; e v'era la tavola da pranzo, che si trasformava poi in tavola da lavoro, e disposte ai capi, due poltroncine. Così in quell'angolo, la sala da pranzo succedeva al salottino, secondo le ore; e una grande lampada a petrolio illuminava e riscaldava il luogo, poichè non v'era stufa.

Minni, bionda e graziosa, una di quelle donne il cui corpo stupisce per l'esatta perfezione delle linee e la cui anima chiude insospettati tesori d'energia, stese la tovaglia, mise sulla tavola due piatti, due posate, due bicchieri; e sopra un piatto più grande espose tutto il pranzo: salame, formaggio, ulive, una scatola di sardine. Poi v'erano una bottiglia d'acqua, un fiaschetto di vino, il pane.

Minni guardò un istante quei poveri preparativi, e per renderli meno tristi, piantò in mezzo alla tavola un vasetto di vetro con un mazzolino di fiori. Accese la grande lampada a petrolio, che doveva riscaldar la camera, e aspettando l'ora che il marito facesse ritorno, sedette sull'agrippina a leggere.

Leggeva un romanzo nel quale i milioni danzavano una ridda vertiginosa con le avventure più gaie. Da tempo, Minni leggeva soltanto per non pensare, per non sentire la miseria immeritata, e appena la distraevano dalla lettura le grida e gli schiamazzi dei monelli, i quali verso l'imbrunire s'impadronivano delle strade circostanti e facevano chiasso sino a sera.

Alle sette, ella udì aprir l'uscio nel corridoio, e indi a poco s'aperse la porta della camera, ed entrò Giorgio.

— Buona sera, Blì! — egli disse.