Giorgio era di giusta statura, un po' pallido, con occhi chiari, dallo sguardo mobile e vivace. I capelli e i baffi aveva neri, la fronte alta, il mento breve. Vestiva un abito scuro, lucido nei gomiti, opera di un modesto sarto, che aveva la botteguccia in via Sardegna; ma Giorgio indossava fieramente il suo abito invecchiato, come un giorno aveva indossato la marsina con la gardenia all'occhiello in casa della duchessa di Monfalcone.
— E voi siete mia, tutta mia? — egli riprese, — siete tutta mia?
— Che meraviglia, — disse Minni pacatamente. — Non sai come io ti amo?
— Sta bene, sono soddisfatto, — dichiarò Giorgio, con un'affermativa della testa e uno schioccar della lingua, che fecero ridere Minni.
Ella era veramente tutta sua, quantunque sdegnasse o non osasse dirglielo sempre. Innanzi a quell'uomo che toccava la trentina, e dopo sei anni di matrimonio, ella sentiva ancora una specie di soggezione delicata; orgogliosa e timida, sapeva amare pertinacemente e conservar tuttavia qualche cosa di quella verecondia, che acuisce la compiacenza dell'uomo e non gli permette di giungere rapidamente alla sazietà.
Minni era innamorata di Giorgio e non glielo aveva mai detto, non aveva forse mai trovato il coraggio di dirglielo; quand'egli la interrogava, ella gli rispondeva con una frase indiretta. Egli sentiva l'amore nei suoi baci, nel suo gesto, fors'anco nei capricci non infrequenti, coi quali ella si divertiva a irritarlo, per giungere poi a una riconciliazione tumultuosa e piena di voluttà.
E dentro all'anima, vigile e inquieta, Minni serrava anche una gelosia sfrenata per Giorgio, del quale non era sicura, conoscendone le abitudini giovanili, lo scetticismo allegro, il gusto per l'avventura difficile e intricata.
Non aveva a lodarsi niente, niente, di lui. Egli pareva un sentimentale, e ingannando involontariamente sè stesso e gli altri con quella maschera di sensibilità gentile e delicata, riusciva a piacere; piaceva in modo speciale “a quelle oche di ragazze„, come diceva Minni nelle sue ore di gelosia; le quali oche lo sapevano pure ammogliato, ma gli sfarfallavano intorno, per curiosità o per civetteria, non imaginando a qual brutto giuoco giuocassero.
Tutto il periodo d'agiatezza trascorso con Giorgio era stato per Minni una strada seminata di triboli e d'inquietudini. Aveva sorpreso e interrotto parecchi idillii, che Giorgio aveva annodato qua e là, con una scaltrezza acuta e irritante; non era arrivata ad assodar nulla di grave, ma era uscita da quella sorda lotta con tanto timore, che i primi rovesci finanziarii, in grazia dei quali Giorgio aveva dovuto rinunziare alla sua futile e piacevole vita, erano stati accolti da Minni con una rassegnazione, che somigliava a un compiacimento.
Nella tristezza, nel disagio, nel dubbio dell'avvenire, Giorgio era almeno interamente e veramente suo; viveva al suo fianco, la confortava, sentiva il dovere di non darle altri crucci, il bisogno di proteggerla; e in questa certezza, Minni trovava molta consolazione.