Mentre prendevano il caffè, Giorgio disse:

— Domani, gran pranzo al restaurant! Mi sono fatto anticipare metà dello stipendio: cento lire. —

Minni non parve molto sollecita di accettare.

— Abbiamo bisogno di tante cose, caro, — ella osservò. — Tu devi farti accomodare il soprabito, che ha la fodera strappata.

— È bellissimo, di fuori! — esclamò Giorgio, alzando le spalle, e gettando un'occhiata al soprabito, che pendeva dall'attaccapanni.

— E io devo farmi qualche cosa per l'inverno, una giacca e un cappello, — seguitò Minni, sicura di vincerlo.

— Allora, niente pranzo? — disse Giorgio rattristato. — Ancora formaggio, salame e ulive? E pensare che io non ho alcuna vocazione per imitar gli anacoreti della Tebaide!... Andremo a pranzo al restaurant: una rondine non fa primavera. Tanto più poi, ora che....

Si morse le labbra e tacque, accese una sigaretta, e incominciò la sua passeggiata, tra il letto e il cassettone, dalla finestra alla porta.

— Ora che cosa? — incalzò Minni, guardandolo.

— Nulla: sciocchezze.