— Hai qualche notizia che non vuoi dirmi. Perchè non vuoi dirmi?... È una bella notizia? indovino?
E Minni gli andò incontro, lo fermò, lo fissò negli occhi.
— Siete una bambina. Scì! — egli disse chinandosi a baciarla sulle labbra. — Volete sapere tutto, tutto, anche quello che non esiste....
Minni tornò tristemente alla tavola, sparecchiò, chiamò la servetta della casa perchè lavasse i piatti e le posate. Per piegar la tovaglia, Minni si faceva aiutare da Giorgio, e l'uno a un capo, l'altra all'altro, tiravano, stendevano, se la strappavano di mano: qualche volta, Giorgio la buttava addosso a Minni, e afferrata la donna, se la portava tra le braccia ridendo, così avvolta nel manto bianco.
Ma quella sera, ella non chiamò Giorgio: fece da sola, e poi riprese il libro, si stese sull'agrippina, e cominciò a leggere la storia del principe e dei suoi milioni.
Giorgio seguitava a passeggiare e a fumare, sogguardando d'ora in ora il viso rannuvolato di Minni; prevedeva una gragnuola di rimproveri.
— Dimmi, — egli si decise finalmente, sedendo ai piedi dell'agrippina sopra un piccolo sgabello e carezzando le ginocchia della donna — dimmi, vuoi sapere?...
— Oh no, non me l'hai confidato subito, e ora non m'importa più! — ella rispose, fingendo di continuar la lettura.
— Ascoltami dunque, — seguitò Giorgio, mentre le toglieva il libro dalle mani. — Ma devi promettermi di non credere una parola.
— Come?