Giorgio si alzò d'un tratto, e riprese a passeggiare, accendendo un'altra sigaretta. Scosse bruscamente la testa, per cacciar la tentazione di sognare, di lasciarsi travolgere dalle illusioni, che lo avevano già tante volte ingannato.
— Ora non parliamone più, — disse, tornando alla donna. — Vedi che domani potremo uscire a pranzo.
— Sì, e dirai a Pizzi che io sono molto, molto contenta, e che gli voglio proprio bene!
— Oh là, là! — esclamò Giorgio ridendo. — Non faccio, io, queste ambasciate!
Ma ormai l'abbrivo era preso, e mentre Giorgio ascoltava il miagolìo dei gatti di via Campania, Minni snocciolò tutti i suoi progetti, e come avrebbe addobbata la casa, e dove avrebbe passate le vacanze estive, e in qual maniera avrebbe rifatto la sua guardaroba....
— Ma tu, — s'interruppe — tu avrai molto da lavorare, di'?
Più tardi, in letto, presso la cara donna bionda che s'era addormentata cingendogli il collo con le braccia, Giorgio pensò che quella vita umile, quella povertà fieramente sopportata, avevano un senso di poesia forse indimenticabile.
E sentendo il cuore di Minni battere tranquillo, sciolse adagio le braccia della donna, dispose meglio sotto la testa di lei il guancialetto di seta azzurra, e la baciò piano piano sulle labbra e sugli occhi.
*
Ma per più d'un mese, non si ebbero altre notizie. Le trattative con Riccardo Pizzi e con Giorgio Spinarosa furono interrotte, perchè sembrava che a Milano non fossero tutti d'accordo sulle proporzioni, sullo scopo, sui particolari della impresa che volevasi tentare.