No, non voleva andare a fondo, Giorgio Spinarosa. La sua anima ricca d'orgoglio, il suo corpo robusto, si ribellavano all'idea che la vita dovesse oscuramente naufragare in quella miseria. Egli voleva, egli doveva fare. Fare; fare qualche cosa di bello, di grande, qualche cosa difficile, da lasciare Minni intontita per la meraviglia.
Per questo, la presenza di Giorgio era tanto cara a Minni; e quand'egli tornava a casa per la colazione e pel desinare, la fronte della moglie si spianava; egli chiacchierava, rideva, raccontava aneddoti, e non parlava quasi mai dell'avvenire, così esso gli sembrava certo e vicino.
— Coraggio, Mì! Ancora un poco. I milanesi ci aiuteranno.
— Ma dicevi, l'altro giorno, che ci hanno abbandonati!...
— No; malinconie del quarto d'ora. Io li conosco: prima di gettarsi a una impresa, ci riflettono; e poi vi si mettono con l'unghie e con i denti, e giungono dove vogliono.
— E Pizzi come la pensa? — domandava Minni.
— Pizzi lavora per me; tutte le sue conoscenze di Milano sono ai miei ordini. Anche ieri, il conte Virgili, che sarebbe il più forte azionista, gli ha scritto di pazientare; la cosa si farà, e io non sarò dimenticato. Voglio regalarti una pelliccia così grande, da formarti uno strascico, e tutti chiederanno per le strade: “Chi è quella pelliccia che cammina?„ Del resto, amica mia, se questo progetto dovesse fallire, verrà dell'altro....
— Che cosa?...
— Dell'altro, dell'altro! Non so.... —
E Giorgio faceva in aria un gesto largo, che riassumeva tutte le possibilità, tutte le aspettazioni, tutto l'avvenire.