Ma la donna era rimasta silenziosa, meditando.
Il conte Virgili! Ella lo aveva conosciuto a Roma, o a Firenze, non ricordava più; ricordava però ch'egli era vedovo, con una figliuola di ventidue anni, Virgilia Virgili, che poteva piacere; era alta e diritta. “È un bel pioppo!„ aveva detto una volta Giorgio, parlando di lei. E aveva una selva di capelli bruni, che le piovevan sugli occhi glauchi. Male avvezzata dal padre, ricca, capricciosa, educata all'americana, audace e scaltra, s'era messa a scherzare con Giorgio, e scherzava troppo, orribilmente, non come una fanciulla vereconda, ma come una donna procace.
Poi era venuta la povertà, e Giorgio aveva sfuggito la giovane, per superbia.
Ora eccola ricomparir nella loro vita; quel demonio era ben capace di persuadere suo padre a favore di Giorgio e di far cadere su di lui la scelta, per richiamarlo a Milano e tornare alle schermaglie d'una volta.
Minni ricordava con terrore segreto la bocca della fanciulla, una bocca grande con labbra tumide color di corallo, una bocca fatta apposta per mordere e per divorare.
*
Ma i giorni passavano; qualche volta, la lampada a petrolio non era sufficiente a riscaldar la camera, e Minni stava sull'agrippina, avvolta in uno scialle, freddolosa e triste; oppure si coricava presto, subito dopo cena, e dormiva, faceva la cura del sonno, a pugni stretti.
Dormire era tutta la felicità concessa dalla sorte; dormire significava riposar dai pensieri, arrestar la fantasia, non precorrere il tempo e non ricordare il passato; ma quando il giorno grigio entrava dalla finestra, pareva recare sul guancialetto di Minni una tediosa baraonda di cure e di spaventi.
E si alzava piano, piano, per non destare Giorgio; occupava un'ora ad assettarsi, e raccolti i capelli con un nastro azzurro, preparava il caffè, poi svegliava Giorgio, il quale aveva l'abitudine d'aspettare ad occhi chiusi ch'ella lo chiamasse, perchè lei era il suo orologio.
Egli non era mai stato così buono come in quel tempo; le altre donne non esistevano per lui. Gli si era piantata nel cervello l'idea fissa di strappare Minni a quelle sofferenze, e l'idea gli bastava, gli riempiva la vita, lo faceva austero. Nascondeva le ansie più crudeli e cominciava a dubitare a sua volta del trionfo imaginato. Ogni giorno, appena arrivato alla cartiera, andava da Riccardo.