— Come? — esclamò Gin sorpreso. — Non devo uscire? Sai che ci son le elezioni al Circolo....

— Esci, allora, se vuoi! — rispose Laura bruscamente.

Gin si volse al domestico, il quale gli teneva il soprabito, e ordinò:

— Avverti Giacomo che stacchi. Non esco.

— Ti ringrazio, Gin, — mormorò Laura. — Puoi uscire dopo le sei e giungere ancora in tempo al Circolo per le tue elezioni; non è vero? Adesso fammi compagnia. Non vi piace la presidenza del Circolo e volete mutarla; me lo ha detto iersera il Della Torre; e per chi voterai, Gin?

Gin parlò del Circolo, della presidenza vecchia e della nuova, poi di Turchetto, un baio irlandese da sella, che zoppicava, e di altre piccole cose. Fu più del consueto attento e gentile con sua moglie, si trattenne a prendere il tè nel salottino, il che non avveniva da anni; e verso le sei, invece di uscire, discese con Laura in giardino e andò a trovare di nuovo Turchetto, il quale aveva ricevuto la visita del veterinario.

Dopo pranzo, tra le nove e le dieci, venne la notizia. La portò un servo, il quale, essendo stato mandato a impostare delle lettere, s'era imbattuto nel cocchiere di Enrico Landi e aveva udito da lui i particolari del fatto. Il servo sentì il dovere d'avvertirne rispettosamente Gin.

— Che cosa c'è? — disse Laura, vedendo che alle prime parole del domestico, Gin era impallidito e aveva fatto cenno di tacere.

— C'è che.... Silvio s'è ferito, stasera, maneggiando la rivoltella.... Non è vero, Antonio?

Laura si drizzò in piedi, aggrappata alla tavola, e fece alcuni passi vacillando....