E varcò la soglia, si diresse al letto su cui era composto il cadavere. Rimase immobile a guardarlo, col cappello tra le mani, senza riconoscere quelli che stavano in un angolo della camera a singhiozzare.
Per Laura, per la sua donna, per la fiamma rossa, per l'orgoglio!...
Aveva la fronte spaccata e la ferita diventava enorme, prolungata da una riga di sangue che filava giù per la tempia destra, giù per la guancia, fino all'angolo delle labbra. Era placido, ma bianco, interamente bianco nel volto.
Per Laura, una giovinezza florida spezzata a ventisei anni, come se Laura fosse stata la gioia, l'ebbrezza, tutta la vita medesima, tutto un avvenire impareggiabile! Egli, Gin, aveva preso il tè con lei poche ore prima, e assai quietamente le aveva fatto qualche carezza; e poteva quando voleva, farle indossare o farle togliere l'abito rosso con cui era apparsa l'ultima volta agli occhi di Silvio; ed era sua, come una cosa bella, da otto lunghi anni, e per altri anni, per sempre, sarebbe stata sua, a suo capriccio, a suo gusto.... Silvio Baldeschi n'era morto.
Gin si scosse e andò con un turbamento sincero a baciar la mano alle signore che singhiozzavano, a condolersi con gli uomini.
— È terribile, è terribile! — egli disse, gettando ancora uno sguardo alla fronte bianca spaccata.
Quindi uscì, riprese la vettura e tornò a casa. In verità, non sentiva più nulla; un prepotente, con la minaccia della morte, aveva voluto rubargli l'amore di Laura; poi si era ucciso, mantenendo la parola.
— Era un buon giuocatore! — pensò Gin.
Non sentiva più nulla, se non il desiderio di rivedere Laura subito, d'assicurarsi che era a casa, scombuiato puerilmente dal pensiero assurdo che potesse non esservi più. E non trattenne un largo respiro di sollievo quando la trovò nella sua camera, distesa a metà sul letto, gli occhi chiusi.
Gin s'avvicinò cautamente, e s'indugiò a guardarla come capisse infine tutta la malinconia leggiadra di quel volto, che per lui non aveva maschera d'orgoglio ed era dolcemente femmineo. La chiamò sottovoce. Ella sbarrò gli occhi senza muoversi, glieli fissò in volto senza parlare, poi li richiuse.