— Che hai?
— Niente.
— Non vai a vestirti?
— No: grazie.
— Come, non usciamo? Non volevi fare una trottata?
— No; va tu. Io ho un po' d'emicrania.
Non si esce. Allora, pazientemente, lentamente, con un lungo lavorìo d'inquisizione, Giorgio comincia a indagar la causa dell'emicrania, che è cattivo umore, che è dispetto. E Ninnì tace. Tace una, due, dieci volte, fin che Giorgio trova la via, e con accorta sbadataggine ritorna al discorso di prima:
— Sicuro; la Palmieri sta benissimo con quel suo abito grigio tutto attillato.... È una figuretta, come dire? una figuretta elastica, magra, ma gentile; e quel suo abito grigio.... Che hai? Ti senti poco bene?
Ninnì, sdraiata sul divano, col capo all'indietro, ha dato un sobbalzo; le sue piccole mani si son chiuse a pugno. Sembra che le tanaglino le carni, e Giorgio sorride leggermente.
— Giorgio, te ne prego, finiscila! — grida Ninnì quasi implorando. — Finiscila con quella tua Palmieri, con quella tua figuretta elastica e gentile!... Ho capito, ho capito: l'abito grigio è una meraviglia.... Tu non hai occhi che per le altre; se l'avessi indossato io, quell'abito grigio, non te ne saresti neanche accorto.... Ma io non ho la figuretta elastica, si sa, la figuretta gentile....