— Sarebbe ridicolo anche perchè è brutta, — risponde Ninnì. — Non mi dirai che quella pelle di rame con quegli occhi di porcellana e i capelli di tutti i colori siano gli attributi d'una bella donna. Ma è tanto buona e tanto seria, poveretta, che io le voglio bene come a una sorella....
L'on. Cordiglieri è a Roma, in procinto di fare altri sacrifici pel partito liberale-conservatore; l'illustre Uomo sta guadagnandosi anche l'I maiuscola. Ha lasciato Tatiana in provincia, perchè la sua giovane moglie, dopo averla sognata da lontano, ha sentito d'un tratto una certa avversione per la capitale, e teme che l'aria non le convenga.... Sta benissimo dov'è, tra Ninnì e Giorgio che le tengono una così bella compagnia.
Giorgio, specialmente, le tien compagnia. Da quando per imprevisto decreto di Ninnì, Tatiana è diventata sua sorella, Giorgio s'è fatto più assiduo e audace, ne parla senza timore, si abitua al suo tè troppo aromatico e alla sua automobile troppo veloce; non fa una gita con Ninnì se non abbia al fianco Tatiana, rassegnandosi a far qualche gita con Tatiana anche se non ha al fianco Ninnì.
— È peccato, — osserva questa un giorno,-è peccato che non sia felice. Si capisce che non è felice, non è vero? perchè muta così bizzarramente d'umore....! Io so; le manca un bimbo, un piccolo bambino che dia uno scopo alla sua vita.... Se avesse un bambino, sarebbe felice....
Giorgio non risponde, e accende una sigaretta.
La Marnoldi, la Rusticucci, la Palmieri, tutte quelle che Ninnì chiamava con pochissimo rispetto “le favorite„, non dicono mai parola di Tatiana Cordiglieri; hanno il silenzio ironico e si divertono a chiedere a Giorgio se veramente il tè si dice ciai in russo e se “ti amo„ si traduce proprio Ya lublù tibià.... Giorgio sta duro ed evita d'incontrarle.
Il duca di Telmi serra più dappresso Ninnì, che si stupisce della sua costanza quasi rabbiosa. Egli è attento, ostinato, longanime; ma quando gli viene alle labbra una insinuazione sulla condotta di Giorgio, se la ringóia, lisciandosi la barba stupenda.
Poi, d'un tratto, passa un'ombra di malinconia nella vita di Ninnì.
— Sai? — annunzia a Giorgio. — Perdiamo Tatiana!... Va a Roma, a raggiungere suo marito. Così, improvvisamente, bruscamente; non è più d'un mese, mi diceva che non avrebbe messo piede a Roma fin che suo marito non fosse venuto a prenderla; aveva paura delle febbri, come tutti gli stranieri che non ci sono mai stati.... E ora, eccola che parte!... Mi dispiace molto, molto; le volevo bene, te l'ho detto, come a una sorella.... E non tornerà, vedrai; si abituerà a Roma....
— Tornerà, — dichiara Giorgio pacatamente. — Non trovo affatto strano che una moglie raggiunga il marito. Avrà qualche cosa da dirgli....