Andò una mattina, come di solito, a svegliarla assai presto; e mentre la giovinetta, appoggiata ai guanciali, i capelli bruni sparsi sugli omeri, centellava la sua cioccolata, e guardando fuor dalla finestra aperta a piè del letto, sorrideva al bel sole e al cinguettìo insolente dei passeri in giardino, la cameriera le chiese se non le dispiaceva che Mademoiselle avesse lasciata la casa.

— No, vedi, non me ne importa nulla! — rispose Nora scuotendo il capo. — Non me ne importa nulla, perchè non potevo volerle bene.... Avevo provato a volerle bene, ma mi sono accorta che la infastidivo, che non intendeva rinunziare per me alla sua poca libertà, che mi guardava come avessi voluto incatenarla.... E allora, non le ho voluto bene....

Restituì il vassoio alla ragazza e gettate le coltri, infilati i piedini nelle pianelle, avvoltasi nell'accappatoio color di fiamma viva, s'avviò per correre al suo bagno.... Ma si fermò di repente, come pensierosa, mentre la cameriera la guardava nella dorata luce solare, dritta e fresca a guisa d'un fiore porpureo.

— La colpa è mia! — disse Nora a mo' di conclusione. — Io non so voler bere. Stanco tutti. Ho stancato la mamma e il papà e Mademoiselle e le mie amiche.... Mi chiamano la signorina Empiastro....

— Come, lei sa?... — esclamò la ragazza sbalordita.

— Lo sai tu pure, mi sembra?

— Me lo ha detto Mademoiselle ieri l'altro.... — balbettò la cameriera.

— Vedi? Lo sanno e lo dicono tutti!... La signorina Empiastro significa una fanciulla che ha bisogno di voler bene, e non sa voler bene coi dovuti riguardi, e si attacca troppo, e annoia e infastidisce e irrita.... Io sono la signorina Empiastro....

Spiccò un salto, a pie' pari, come un puledro che caracollasse, e prima d'entrare nell'alcova, si affacciò alla finestra, guardò i cimi degli alberi agitati dallo svolazzare dei passeri, li salutò con molti cenni del capo e rise; poi scomparve. La cameriera udì il tuffo nell'acqua, e corse a deporre il vassoio per tornar nell'alcova ad asciugare la fanciulla.

In casa, Nora Grifi comandava; le mettevano al fianco una istitutrice d'un qualunque paese che non fosse italiano, e la lasciavano sbizzarrire. La mamma e il papà non la vedevano che all'ora della colazione e del pranzo, e perchè v'eran quasi sempre invitati, si scambiavano anche in quell'ora poche parole. Tutto il resto della giornata era libera; studiava il piano, faceva molti sgorbi all'acquerello o col lapis, andava a passeggio con l'istitutrice, s'indugiava in giardino, ch'era la sua più cara proprietà e veniva coltivato da lei, leggeva i romanzi permessi, sbrigava la corrispondenza con qualche amica lontana, e si comprava tutto ciò che le aveva destato una curiosità, la quale non durava più di ventiquattr'ore. Aveva comperato un grammofono, una bicicletta, una macchina per proiezioni, una gelatiera istantanea, gli oggetti più strani dei quali aveva appreso le virtù e le meraviglie dagli avvisi delle riviste; poi li aveva regalati per far posto ad altre compere....