A una partita più avversa delle altre, Lidia, che non aveva fatto un punto, mi si rivolse:

—Vuoi mutar posto, Sergio? Credo che tu influisca male sul mio giuoco….—

Gian Luigi ebbe un moto di stupore. Io m'alzai, dicendo:

—Sei una giuocatrice perfetta; non ti mancava che la superstizione.—

Ella diede le carte, mentre io mi sedeva a fianco di Gian Luigi.

—Marco il re,—dichiarò la donna trionfalmente.

Diede un piccolo colpo alla sottana, come per disporsi meglio ad accogliere la fortuna che ritornava, e in breve giro di carte vinse la partita. Gian Luigi volse il capo sorridendo verso di me.

—Vedi se non influivi sul mio giuoco?—osservò Lidia, con voce carezzevole.—Ora influisci sul signor Sideri.—

Certo, Gian Luigi non sapeva di concorrere indirettamente a una pace coniugale. Io aveva deciso quella sera di riavvicinarmi a Lidia; vagliando bene le cause della nostra freddezza, le trovavo così ridevolmente futili da non meritare la discussione; una sola preghiera da parte mia sarebbe forse bastata a riconquistare Lidia e a infondere nuovo sangue vitale nell'amore intiepidito…. Avevo bisogno anche di dimenticar la scossa prodottami dalla visita a Laura; una scossa duratura, perchè non s'era fermata ai sensi, ma giungeva a toccarmi nel sentimento e a suscitar ricordi assai temibili….

Se Gian Luigi vinceva, io era ben sicuro che Lidia sarebbe divenuta intrattabile e qualunque tentativo di riconciliazione avrebbe naufragato. Era così suscettibile la donna, da considerare una sconfitta al giuoco come un'umiliazione. Io seguiva per questo le vicende delle carte con un interesse affatto insospettato da Gian Luigi, il quale pareva già pronto a vedersi battuto su tutta la linea come sempre e probabilmente desiderava ch'io mutassi posto di nuovo e tornassi a zerare la vena di Lidia.