Il sopraggiungere d'Angela Tintaro interruppe il giuoco per un istante; Gian Luigi si levò, e nel mentre Lidia parlava colla Tintaro, egli mi condusse innanzi alla finestra, dicendomi con inflessione maliziosa:
—Una buona notizia, dunque. Un ritorno all'antico!—
Le sue parole rispondevan così bene al mio pensiero costante di quella serata, ch'io credetti stranamente Gian Luigi avesse indovinato il desiderio di riconciliarmi con Lidia. Egli soggiunse tosto:
—Laura Uglio m'ha detto della tua visita di ieri. Mi congratulo. Era ben giusto che tu ti mostrassi indulgente con quella buona signora!—
Il punto interrogativo ch'esisteva fra me e Gian Luigi a proposito di Laura, fiammeggiò d'improvviso nella mia mente. Se sapevo afferrar l'occasione, potevo strappare al Sideri una parola che mi rischiarasse….
—Una visita innocente,—mormorai.
—Senza dubbio,—rispose Gian Luigi.—Non si può mica principiare colle visite pericolose….
—Una visita che non ti deve ingelosire,—ripetei.
—Ingelosire!…—esclamò l'amico, alzando la voce senz'avvedersene.—Posso essere geloso di Laura? Ma se siamo come le parallele? prolungati all'infinito, non ci toccheremo mai!
—Sei un gentiluomo!—conclusi malignamente, battendogli sulla spalla.