XII.
Noi eravamo in tre; così disposti: Lidia e Gian Luigi Sideri innanzi al tavolino verde; io seduto più basso, guardando il loro giuoco, e le carte che passavano e ripassavan sulla tavola, e le mani che si sfioravano, diverse di bianchezza sotto la luce delle due lampade a lungo stelo.
Gian Luigi vinceva da un quarto d'ora e i gettoni di Lidia restavano inoperosi: il vincitore tentava sorridere come per iscusarsi, ma Lidia, cogli occhi sulle carte, la testa un po' chinata in avanti, non lo vedeva; era una pessima giocatrice, Lidia; non aveva sangue freddo, non sapeva mascherare la sua emozione, che si tradiva in graziose smorfie del viso. Non volgeva mai lo sguardo verso di me, sentendo il mio su di lei, un po' ironico; non parlava, appena la fortuna le volgeva le spalle, riprendendo invece, al primo colpo riuscito, un chiacchierio civettuolo, che non so come non confondesse Gian Luigi.
Questi era freddo ed elegante nelle sue mosse, come al Circolo, innanzi a una somma vistosa. Le piccole mani senz'anelli davan le carte lentamente; non si lasciava sopraffar dal pensiero di giuocare con una giovane signora; esercitava tutt'i suoi diritti, e negava spesso a Lidia il favore di cambiar le carte, avanzando la testa e dicendo:
—Prego,—con un sorriso dolce e irritante. Lidia, poi lo contraccambiava di pari moneta, e s'egli concedeva, mutava carte due o tre volte, dicendo:
—Propongo,—con voce fredda e squillante, quasi enunciasse una grave necessità.
Il giuoco durava fin dopo mezzanotte, ed era Gian Luigi che lo troncava; Lidia avrebbe giuocato fino al mattino, senza dar segno di noja, senza frapporre un respiro fra l'una partita e l'altra; generalmente vinceva, e allo stupore di Gian Luigi per quella fortuna ostinata, ella s'abbandonava sulla spalliera della sedia, ridendo, e confortandolo con parole sarcastiche. Poi, quando Gian Luigi riprendeva, Lidia marcando due gettoni annunciava:
—À vol,
e dava in un nuovo scoppio di risa; al Gian Luigi intontito.
Ma quella sera in cui ci trovavamo soli noi tre, le buone carte parevano accorrere fra le mani di Gian Luigi, troppo generoso per ridere della disdetta di Lidia, quantunque ne avesse quasi il diritto.