Innanzi al caminetto stava Laura Uglio, ravvolta nella pelliccia. Ella volse il capo al mio entrare, mi fissò un istante, dubbiosa; poi fece una esclamazione di gioia, s'alzò, e mi corse incontro, lasciando che la pelliccia le cadesse dalle spalle e s'arrestasse sui fianchi.

Era uno straordinario inganno del momento? un'illusione prodotta dal luogo?… Io non trovava più sul suo viso quell'espressione cinica, dura, spudorata, volubile, che m'aveva ferito a Pallanza; i suoi occhi non avevano sguardi equivoci, il suo sorriso non era rapido, facile a mutarsi in sogghigno. Si sarebbe quasi detto che una rigenerazione fosse avvenuta nella donna e si trasfondesse in ogni linea del viso, pallido ora, bene rischiarato da occhi tristi e grandi. Il vago sentimento d'implorazione, che notavo in tutta la fisonomia di Laura, era disceso alle labbra e le aveva come addolcite agli angoli, creando nella bianchezza del volto una curva rossa e deliziosa di vita.

La massa di capelli bruni, ravvolta a diadema intorno alla fronte di Laura, attirò ancora la mia attenzione, quasi fatto d'una gravità nuova e pericolosa; avevano un colore sì schiettamente cupo, quei capelli, che ne soffersi, come pel caldo esagerato della sala.

Tutto il colloquio sembrò prender l'intonazione da quell'effetto inaspettato della bellezza di Laura. Ricordo ch'ella fu singolarmente carezzevole, rimproverandomi la mia freddezza e quasi il disprezzo ostentato altra volta; ch'ella mi domandò se non fosse divenuta brutta, perchè era malata, e lo domandò con ansia in cui palpitava tutta la sua apprensione di donna elegante; che io, per rassicurarla, quasi mi lasciai sfuggire di bocca delle parole passionate, veementi; e che avvedutomi del pericolo, troncai bruscamente la visita.

Poi, ebbi per l'intero giorno la sensazione della sua mano calda fra le mie. Ero rimasto troppo vicino a Laura, guardandola con intensità, nei momenti in cui non fissava gli occhi ne' miei; ora, quei capelli bruni, quel viso pallido, quel corpo aggraziato, senza busto,—mi spingevano a un atroce confronto con Lidia, non meno bella, più giovane; ma bionda, fiorente di salute, fredda nell'animo, e mia.

Non trovavo agio in casa; l'angolo del salotto di Laura, nel quale ella ed io eravamo rimasti a chiacchierare, mi pareva assai più desiderabile che non l'intero mio appartamento.

Laura era malata; indubbiamente, poichè era sopravvenuta in lei quella mutazione, così dolce…. Chi le era vicino?… Chi la confortava?… Non aveva osato pregarmi di sacrificarle qualche ora; ella si ricordava le scortesie di Pallanza, il ridicolo desiderio di sfuggirla, mentre, infine, io l'aveva perduta pel primo, ed ella aveva ben diritto a un posto nell'archivio del cuore….

Non avrei voluto essere vanitoso; ma, riandando gli atti e le parole di Laura, mi convinsi ch'ella mi amava tuttavia e ciò mi trasse alle labbra il più trionfale dei sorrisi….

Mentre io pensavo a questo, Lidia sul divano, sbadigliava, cercando di farmi capire ch'era sofferente, molto sofferente, molto stanca, e che la sua alcova sarebbe rimasta inaccessibile anche quella notte….

SECONDA PARTE.