—Non sei felice?

—Senza dubbio,—risposi.

E notai che mentre formulavo tale affermativa, Ettore, ancora in piedi, s'inclinò leggiermente dal mio lato, come per meglio afferrare il tono di sincerità con cui accompagnavo le parole. Poi si ritrasse, occupando nuovamente il suo posto innanzi alla scrivania, in modo che la luce diurna solcò di tratti argentei i capelli bianchi e lunghi dell'uomo.

—La signora Clara?—domandai, un po' impacciato dal silenzio che ci minacciava.

—Sta bene.—

Io m'alzai in piedi, congedandomi. Sentivo, all'improvviso, una ferita viva nel cuore per le teorie d'Ettore e per quella freddezza che senza causa s'era d'un tratto infiltrata nella nostra conversazione; mi scoprivo irritato contro il Caccianimico, il quale professava le sue idee senz'alcun riguardo per me, che avevo moglie; e mi dimenticavo che poco tempo addietro, mi ero invece irritato contro quelli i quali non avevano osato professare le loro idee, appunto per tal riguardo. Ettore m'accompagnò fino alla soglia di casa; mi vi trattenne un istante in discorsi senza importanza; poi, scesi le scale, malcontento di me e di lui.

Le giornate di marzo avevano una serenità fredda e tragica. Il cielo azzurro non era tuttavia lieto e doveva riuscire terribilmente feroce, a quanti soffrivano; di tanto in tanto, dei periodi di vento furioso facevano discendere la temperatura, portavano ancora dei brividi, e disordinavano le abitudini di chi aveva già salutata quella primavera fallace.

Appunto in uno dei giorni in cui più forti soffrivo la molestia della stagione e la paura del mio ozio,—mi rammentai d'un tratto che Laura Uglio abitava sul corso Alessandro Manzoni, e una viva curiosità mi spinse da lei.

Io non imaginavo come la donna avesse spiegato a Giorgio, suo marito, l'indifferenza sorta fra lei e Lidia; non imaginavo che cosa ella medesima pensasse di me; e per saper tutto questo, salii le scale della sua casa, premetti il bottone elettrico, e mi trovai nell'anticamera di Laura prima ancor di considerare quale accoglienza mi aspettasse.

Laura riceveva, mi disse la cameriera, prendendomi il soprabito e il cappello. E spalancò la porta a vetri che dava passaggio nella sala ampia, soleggiata…. Un calore insopportabile mi afferrò sùbito alla gola; era acceso il caminetto, e così carico di legna scoppiettanti, come a pena era logico nel più immite gennaio…