—Tu, dunque, mi consiglieresti di ricevere anche Laura
Uglio?—ripresi.

—Ma sicuro, ma indubbiamente,—egli rispose con una risata che non mi piacque.—Non la riceviamo noi? Non la ricevono tutti? Vediamo: quante persone veramente oneste possono entrare in una casa? Dieci, non di più. E ogni casa ne riceve cento. Del resto, questa vecchia utopia del considerar disonesta una donna perchè non si ferma al primo uomo, dovrebbe far ridere oramai gli spiriti aperti e intelligenti.—

Andò allo scaffaletto in mogano, ne tolse una bottiglia e versandone il liquore in piccoli bicchieri, me l'offerse.

—Mi pare,—dissi, riponendo il bicchiere sulla sottocoppa,—che tu non abbia un umore eccellente.

—Pessimo,—rispose Ettore.—Sto per commettere una cattiva azione.

—Ci sei obbligato?

—Non avrei la forza d'evitarla. Sarà l'ultima.—

Pronunciò queste parole con amarezza, quasi l'idea di non avere a commettere cattive azioni in séguito, gli dolesse infinitamente. Come io sorrideva per la frase e pel modo con cui era stata pronunciata, Ettore soggiunse:

—Tu puoi ben ridere…. Non sei felice? Non hai trovata la donna unica per bellezza, per amore, per onestà? Non v'accordate nelle cose più insignificanti?—

Ripetè, guardandomi fisso: