—Sei così fortunata all'écarté che non puoi aver fortuna in amore!—
Mi fissò gli occhi in faccia, mormorando quelle parole; ma Lidia ed io avemmo un sorriso concorde e misterioso, che parve ad Angela una terribile mentita alla sua insinuazione.
Un servo sopravvenne per riaccompagnare Angela a casa; congedandosi, ella baciò Lidia sulle labbra socchiudendo gli occhi, e una sottilissima espressione di ribrezzo passò sul viso di Lidia, che si tolse all'abbraccio con un movimento brusco. Gian Luigi seguì Angela a distanza di qualche minuto; e noi ci trovammo soli, per un istante silenziosi, Lidia in piedi avanti alla finestra, dove Gian Luigi aveva sciaguratamente evocata l'imagine di Laura.
—Dodici e mezzo!—esclamò Lidia con un'occhiata alla pendola.—È tardi!—
Rimasi muto, aspettando ch'ella aggiungesse:—«Sono stanca; mi sento male; ho una terribile sfinitezza; l'anemia…. la malaria….»—Ella proseguì invece:
—Come mai non ho sonno?
—Vuoi uscire a passeggio?—dimandai.—È una notte splendida.
—Che idea! Come due amanti?… No: preferisco andare a letto. Il sonno verrà.—
Ma aveva nella voce un tono giocondo, d'eccellente significato.
—Buona notte, dunque,—finì Lidia, avvicinandosi.