—Troppo presto,—risposi, senza prendere la mano ch'ella mi stendeva.
Lidia avanzò la testa curiosamente per capir l'intenzione delle parole e scorgendomi impassibile, colle braccia incrociate sul petto, diede in una risata argentina…
—Che cosa vuol dire?…—domandò.
Poi, senz'aspettar la risposta, premette il bottone elettrico a fianco della porta, e vi tenne l'indice finchè non comparve Geltrude col lume.
—Arrivederci,—concluse Lidia, incamminandosi.
E l'eccellente significato delle parole non era minore del tono eccellente con cui le usciron di bocca.
Due cose tosto mi colpirono quand'io raggiunsi nella sua camera Lidia, ch'era già coricata: la poltroncina dov'io mi sedeva, ricollocata da Geltrude presso il letto, certo per ordine di Lidia; e l'acconciatura de' suoi capelli. Abitualmente, ella li portava disciolti e trattenuti appena da un nastro a metà; ciò cresceva fede alle sue costanti emicranie e compiva la muta preghiera di riposo…. Ora, al contrario, ella se li era fatti annodare in due grosse trecce attorno alla testa; il qual vezzo aveva la singolar potenza di ricordarmi Lidia fanciulla, quando la vedevo in casa sua e tutto non aveva avuto ancor principio.
Ma la nota curiosa di quest'apparato si era ch'esso non aveva scopo alcuno, non era un invito, non derivava da intuizione del mio desiderio di pace; Lidia m'aveva preparato il posto vicino a lei e s'era acconciata la testa, così per capriccio…. Chinatomi a baciarla, sentii che mi sfuggiva e le sue labbra restavano immote, come le braccia, stese lungo i fianchi….
Mi sedetti nella poltroncina, e dissi:
—Noi siamo incamminati sopra una pessima strada.—