Lidia quella notte aveva un'assoluta necessità di ridere; non meno irritante necessità che quella di piangere, e tutt'e due sentite da Lidia quando appunto non convenivan nè l'una, nè l'altra. Onde, non era ancor finita la mia frase, che la donna principiò il suo ilare gorgheggio.

—Ma senza dubbio,—proseguii.—Sopra una pessima strada, perchè noi viviamo di dispettucci e ci addestriamo alla guerriglia più ridicola…. Infine, a che scopo ci siamo uniti?—

Vidi con terrore Lidia alzar le spalle e atteggiare il viso come dicesse:—«Chi lo sa?»—quindi prorompere non più in una risala allegra, ma in un piccolo ghigno sarcastico, il quale giovò a darle una magnifica espressione di scetticismo artificiale.

—Non certo,—continuai,—per tenerci il broncio e per sbadigliare….

—Neanche quando si ha sonno?—ella domandò improvvisamente.—Perchè io ho molto sonno, ora.

—Tu non capisci dunque nulla?—esclamai irritato.—Non capisci che io ti voglio bene e che se ho dei torti, sono pronto a chiedertene scusa….

—Sì, perchè io ti chieda scusa de' miei? Soltanto, le tue scuse hanno un interesse, e le mie dovranno essere accompagnate dalle…. dalle prove del mio pentimento… Voi altri uomini non intendete nulla, senza…. una conclusione…»

—Mio Dio,—mormorai,—se di queste conclusioni è formato il matrimonio, ne sono io responsabile?—

Allora, la risata allegra di Lidia scoppiò; ella sembrava più felice d'aver fatto un piccolo discorso a sottintesi, che esilarata dalla mia risposta del medesimo genere. M'accorgevo con piacere come la sua infantilità persistesse tuttavia; evidentemente, ella aveva avuti capricci e graziose crudeltà, pel gusto di far da donnina, per giuocare alla signora, come a dodici anni…

—Del resto, io rinuncerò a infastidirti più oltre,—aggiunsi, facendo l'atto di levarmi dalla poltrona.