—Tu ti dimentichi che noi siamo legati per tutta la vita.—
L'effetto di quelle parole fu straordinario nella donna: ella mi gettò le braccia al collo, mi attirò sul petto, e baciandomi con emozione, ripetè:
—Per tutta la vita! Lo so bene, e ne ho paura.—
Credetti capire, ch'ella ridonandosi alfine, godesse non già d'una voluttà materiale, ma del piacere amarissimo di sentirsi schiava e privata d'ogni volontà; e che la sua anima femminile soffrisse al punto da comunicare al corpo spasimi e sussulti, i quali la rendevan più sensibile di qualunque donna io abbia mai conosciuta…. Onde, non ebbi la forza di rinunciare a quel possesso, che mi feriva tanto, ed era pur così nuovo nel sentimento e così ricordevole nelle sensazioni.
Qualche cosa d'inesplicabile giaceva in fondo a simile risurrezione d'amore. Io ne ritrassi una lunga eco di turbamenti, come fossi uscito dalle braccia di Lidia insanguinato; e il pensiero grottesco non cessava di dominarmi; invece d'aver riavuta mia moglie, mi pareva d'aver fatto male, d'aver chiusi gli occhi allo spettacolo della sua sommissione, d'avere esercitato brutalmente un diritto stupido e vile…. Perchè, se Lidia non avesse vibrato di dolor morale, certo non avrebbe palpitato di piacere fisico; se l'angoscia di sentirsi schiava non avesse reso quel corpo biondo più tremante d'un'asta d'acciaio, io avrei trovato quel corpo immobile, freddo, prostituito dalla necessità della pace nel focolare domestico…. Era chiaro che, non appena la malvagità della conquista fosse cessata in me, sarei rimasto disgustato dalla mia insistenza….
Una specie di febbre s'era comunicata improvvisamente a noi…. La suscettibilità estrema di Lidia si vedeva presa, dominata, dilaniata ogni notte, e quando ponevo piede nella camera, leggevo sul viso della donna un'ansia, che doveva tramutarsi in tortura; ella temeva ch'io la volessi, e lo desiderava nel medesimo tempo, per quell'eccitazione che si propagava sùbito in lei e sembrava più forte d'un piacere…. Aveva insieme odio ed amore per quelle notti; odio ed amore per la sua debolezza e per la mia prepotenza tranquilla, celata sotto la maschera del non supporre nemmeno quanto avveniva in lei…. Mi sentivo così dominatore di quella volontà sbigottita, che qualche volta domandavo a bella posta:
—Vuoi che rimanga?
E Lidia rispondeva:
—Sì, mio signore e padrone!—con un accento, con un sorriso, con un passaggio d'ombra e di luce, i quali erano straziantemente irreproducibili.
Di giorno, Lidia ridiventava un po' sarcastica; non so, ma credo che ripensando alla propria angoscia, ella facesse ogni mattino questa promessa a sè medesima: