—Allora, questa è l'ultima volta che ci vediamo?—domandò Laura sollevando il capo all'improvvisa.

Ormai, ero certo. Laura mi riamava, per una di quelle recrudescenze di passione, che afferrano talvolta anche le anime stanche: me lo dicevano la sua voce non sicura, i suoi occhi, nei quali, s'io avessi continuato a indagare, avrei scorte delle lagrime rattenute.

La vanità del maschio, assai più adescabile della vanità femminile, ebbe un giocondo sobbalzo nel mio animo.

—Ci rivedremo al ritorno,—dissi.

—Oh…. al ritorno!—esclamò Laura tristemente.—Chi sa?…

Colla punta dell'ombrellino cancellò sulla sabbia le teste orribili disponendosi a tracciarne delle peggio; ma aveva appena preparato lo spazio, che richiese le ore.

—Sono le tre!—risposi, guardando l'orologio.

—Ho un appuntamento alle tre e mezzo colla sarta,—ella fece, alzandosi con qualche fatica.—Vuoi riaccompagnarmi?—

Notai di nuovo l'andatura incerta e greve della donna; osservandola bene, io la vedevo adesso veramente curva, e il sentimento d'angoscia mi riprese, fugò qualunque altro pensiero.

Presso l'uscita dei giardini, mormorò: