—Te beato, che dopo un anno puoi ancora intraprendere un viaggio di nozze!—
Con quale sarcastica inflessione avrebbe ella pronunciate quelle parole, pochi mesi addietro! Ora, non vi trovai che il desiderio spossato.
S'apriva il giorno lentamente a una serenità profonda, col disciogliersi delle nuvole bianche, scoprenti all'occhio nuovi azzurri infiniti ed eguali; di là veniva il sole tepido che c'intorpidiva, quasi svegliati da una notte amorosa fra caldissime piume.
Quando fummo presso una carrozza chiusa, domandai a Laura:
—Volete dirmi l'indirizzo?
—Piazza del duomo,—ella rispose, mentre saliva nella vettura.—Poi, indicherò io….—
M'inchinai salutando.
Un collegio di fanciulle, numerosissimo, mi passava accanto in lunga colonna; quante si preparavan là dentro al martirio della vita? quante avrebbe perdute l'amore e sciupate il matrimonio?
Avevano illanguidita la loro tinta nell'ombra delle camerate; sotto abiti senza linea avevano contraffatta la loro freschezza; ma dovevano da quel periodo severo e umile sbucar nella vita, svelare le loro facoltà, edificare o distruggere una famiglia. In questo senso, la lunga colonna di fanciulle m'appariva assai interessante; da un'altra simile colonna femminile, s'eran tolte Laura e Lidia, con sì diverse idee, con sì diversi intendimenti…. E chi poteva assicurare che i primi passi dell'una e dell'altra non avessero avuto un oscuro impulso da memorie di collegio, da circostanze di fatto, dalla vicinanza d'una compagna o dall'intimità d'una maestra?
Lidie e Laure si preparavano in silenzio, ripetendo per un'ennesima volta il processo psicologico di altre, e di altre e di altre, infinite.