Perchè era così sana e lieta di giovanezza Lidia quando Laura moriva?

Uscii bruscamente dal salotto, lasciandovi mia moglie e il Caccianimico, nella ridicola speranza che un'altra camera, un'altra luce, potessero calmarmi.

Passai dalla stanza da letto; il letto di Lidia, bianco e vuoto, con un raggio di sole che cadeva diritto sui guanciali, mi lievitò in mente un substrato di amare riflessioni; passai dalla sala, ove rividi quelle signore brune, le quali mi compiacevo a desiderare, fra il convenzionale chiacchierio dei mariti; passai dal tinello, ch'era già stato testimonio di paci e di guerre, di pranzi muti o afflitti dalla retorica di Pietro e di donna Teresa; la mia camera mi rammentò quella prima notte in cui aspettavo l'ora di presentarmi a Lidia, mia ancora soltanto per un apparato di formole; e lo studio, ove m'ero arrestato, strideva di sogni artistici svaniti, di buoni propositi più deboli delle abitudini, di rinuncia al lavoro per l'inutile speranza della felicità nella famiglia.

Tutto l'appartamento aveva uno strano sapore di gioie irrancidite.

Ritornai nel salotto. Ettore Caccianimico s'era posto di faccia a Lidia; s'egli avesse inclinata avanti la sedia, le sue ginocchia avrebbero toccate quelle della donna. Diceva:

—Si potrebbe appunto far così. Ella avrebbe la compagnia di mia moglie, quella de' suoi parenti….—

Fece una pausa, e rivoltosi a me, soggiunse quasi spiegando:

—Proponevo alla tua signora di fare un breve soggiorno con sua madre, prima di lasciarci. Il tempo è bello e a Pallanza ci dev'essere già molta gente.

—Non ho nulla in contrario,—risposi,—quando ciò piaccia a Lidia.
Tu, vieni pure laggiù?

—Sì, a Pallanza, con Clara….—disse Ettore, nominando sua moglie per la seconda volta, cosa affatto insolita e curiosa.