Allora, fra Lidia ed Ettore si studiarono i vantaggi d'un soggiorno sul lago; c'era la compagnia piacevole, la vita calma e tuttavia allegra, il buon clima.
M'ero disteso in una larga poltrona, con un libro fra le mani, assolutamente deciso a non prender parte alla conversazione; Lidia volgeva il capo di tanto in tanto dal mio lato, con quell'espressione di riposo, che mi dava qualche sospetto.
Perchè Lidia era così sana e lieta di giovanezza, quando Laura moriva?
Passando lo sguardo al disopra del libro, osservavo meglio le linee del viso e del busto; linee di profilo, leggierissimamente, ma indubitabilmente avvantaggiate da qualche tempo; le mani di Lidia, ch'ella posava sul tavolino, avevan pure una forma più grassoccia, non aristocratica di soverchio.
Ella m'era piaciuta da fanciulla perchè era fragile e sottile; certo, m'era piaciuta per altri motivi spirituali; ma anche perchè da fanciulla era fragile e sottile. Quest'attrattiva stava per vanire, nella donna?
Ricordando la signora Folengo, sua madre, ebbi un sussulto: a trent'anni, Lidia sarebbe stata una bella matrona; a quarantacinque, una signora grassa…. Frode nel contratto matrimoniale!… Una signora grassa e bionda, vale a dire, facilissima a sciuparsi, come certe rose tèa, di cui la floridezza eccezionale è, insieme, la decadenza e lo sfacelo.
Fui interrotto nelle mie considerazioni da Ettore Caccianimico, il quale si congedava.
—Voi non partirete così presto?—domandò egli a me.
—Quando vorrà Lidia,—risposi, colla formola abituale.
—Decideremo,—dichiarò Lidia, stringendo la mano di Ettore, che s'era inchinato a salutarla.