—No,—ella rispose un po' maravigliata.—Verrà stasera, forse.—
M'augurai fortemente che Gian Luigi non venisse quella sera: la sua presenza in casa mia mi avrebbe impedito di recarmi da Laura. Per la prima volta, non osavo lasciar Lidia sola di fronte a un uomo.
XIV.
A pranzo, ella mangiò con molto appetito, senza accorgersi ch'io toccava appena le vivande e preferivo il vino al cibo.
Ero troppo solo, nel mondo, circondato da insidie e da cause non mai stanche di dolore; non avevo amici e mia moglie era un'estranea che poteva diventare una nemica. Un'estranea, certamente, dacchè i suoi gusti non somigliavano a' miei, la sua educazione s'era fatta entro le chiuse pareti d'una casetta borghese, e la mia, viaggiando, sognando, osservando uomini e luoghi diversi; avevo una donna, la cui speranza di comprendermi vacillava e cadeva, senza lasciar traccia di rammarico.
Di tutto quanto ci si poteva aspettare dalla nostra unione, un sol fatto era incontestabile, per sanzione di legge: la signorina Lidia Folengo era diventata la signora Lidia Lacava Folengo; nulla più, e troppo poco al confronto delle nostre libertà perdute.
Geltrude entrò a metà del pranzo, portando a Lidia un viglietto arrivato allora.
La donna lo aperse, lo lesse, lo mise in tasca, e disse a Geltrude:
—Va bene. Non c'è risposta.—
A me: