Tuttavia, il pranzo si trascinò così malamente, che respirai di sollievo, quando la tavola fu sparecchiata; i giornali costituivano per noi in quell'ora e nei giorni d'impaccio, una salvezza molto apprezzata da ambedue…. Stavo per ricorrervi, quando Lidia mi domandò con voce un po' tremante:
—Sei andato ai Giardini, oggi?—
Mi bastò un'occhiata alla donna per comprendere; ella preparava quella domanda da qualche tempo, e studiava il modo di lanciarmela quando meno l'aspettavo, perchè non potessi ricostruirne il movente; l'impazienza l'aveva però tradita, e troppo breve tempo era scorso dall'arrivo della lettera all'interrogazione perchè non vi scorgessi una stretta relazione.
—Sono andato ai Giardini,—risposi.—Mi pare d'avertelo già detto.
—Con chi?—fece Lidia, guardandomi fissa.
—La signora Angela Tintaro si assume dunque l'incarico d'una polizia segreta?—domandai ironicamente.—Ho trovata la signora Uglio, che si recava da tua madre, e come io ne veniva appunto, ella ha rimandata la visita, e chiacchierando l'ho accompagnata ai Giardini, invece.
—La signora Uglio,—disse Lidia, coll'intonazione con cui ci si fa a raccontare una lunga storia,—è fra le persone che tu m'avevi proibito di ricevere; anzi, nel caso poco probabile ch'ella mi facesse visita, mi avevi pregato di non contraccambiarla…. E d'un tratto tu le servi da cavaliere e ti mostri in pubblico al suo fianco, ai Giardini, nell'ora più frequentata?
—Sono convenienze a cui un uomo non può sottrarsi,—mormorai ipocritamente.
—Benissimo. E che cosa avresti detto tu, se le parti si fossero invertite? se fossi andata io a passeggio col signor Giorgio Uglio?—
Alzai le spalle, irritato.