Si poteva la oltraggiante dichiarazione di Lidia collegare al suo mutamento, che mi pareva derivasse da un'influenza estranea? Intendeva ella farmi capire la propria indifferenza a qualunque mia colpa, per assolversi ella medesima d'una simpatia colpevole?
Senza dubbio, senza dubbio alcuno, Lidia sentiva questa simpatia.
Dominato da tal pensiero, m'avvicinai all'uscio, che metteva nella sala, ove Lidia era con Gian Luigi; una voce fresca, tranquilla, ben modulata,—la voce della donna—mi riempì di maraviglia. In me, la breve scena del dopopranzo aveva generato un lungo strascico di riflessioni; in Lidia era scivolata, quasi sopra un'anima di marmo, non impedendole di mostrarsi cortese, frivola, anche civettuola, come potevo capire da certe sue risatine, gorgheggiate argutamente. Se tutto questo era finzione, meritava ch'io me ne impensierissi peggio che se fosse stata insensibilità.
Nella sala non erano accesi i lumi ancora, quando io v'entrai.
Lidia e Gian Luigi stavan sul divano, ai lati opposti; ma l'ombra della sera calante m'impediva di scorgerne bene il viso; chiaro non si vedeva che l'abito di Lidia. Quando i lumi furono portati, rilevai qualche cosa d'insolito in Gian Luigi e ne fui impressionato d'un'impressione confusa, oscillante fra la curiosità e il dispetto.
Gian Luigi era abbattuto e pallido; dacchè era giunto, non avevo sentita la sua voce che per salutarmi; faceva le spese della conversazione Lidia, la quale aveva una facondia febbrile, ascoltata dall'uomo con deferenza, approvata da me con qualche cenno del capo, ma incapace a snebbiare il corruccio che pareva esistere fra noi….
—Se vuole la rivincita di iersera,—disse Lidia a Gian Luigi, accorgendosi che da qualche istante era distratto….
Si levarono ambedue e si portarono innanzi al tavolino verde, prendendone dal tiretto le carte e i gettoni.
—Stasera sono formidabile,—mormorò il Sideri finalmente.—Accetterei qualunque avversario.
—Non vendere la pelle prima d'ammazzar l'orso,—diss'io.