Lidia non lo guardava, ma lo guardavo io, dicendomi che in quel momento Gian Luigi m'era di gran lunga superiore, comechè procurasse alla donna un compiacimento intellettuale, ch'ella sembrava apprezzar molto, anche perchè noi eravamo i primi a conoscere quella composizione inedita, anzi non ancor finita.
—Molto buona,—dichiarai, quando Gian Luigi concluse.
—Bello specialmente quel passaggio dell'esordio alla prima parte,—confortò Lidia.
—Oh, una cosina francese, di nessuna importanza,—fece modestamente
Gian Luigi, richiudendo il piano.
Egli restò accoccolato sullo sgabello; Lidia ed io prendemmo posto innanzi al tavolino verde, rivolgendoci verso il Sideri.
—E di letteratura non ti occupi più?—domandai.
—Ora son troppo nervoso; a mala pena riesco a buttar giù le strofette che t'ho cantate. Vedremo poi….
—Eppure il successo del tuo romanzo avrebbe dovuto infiammarti,—mormorai di mala voglia, perchè il romanzo di Gian Luigi, letto di recente, non m'era piaciuto in nulla.
—Un artista non è un operaio,—sentenziò Lidia.—Non si può pretendere un lavoro fisso.—
Quali delicati riguardi per la produzione letteraria di Gian Luigi! E tuttavia, s'io avessi tentato d'emularlo, mi sarebbe accaduto di sentir Lidia esclamare:—«Ancora queste sciocchezze per la testa?»—come già l'aveva esclamato.