Ella se ne andò. Anche costei aveva usurpati i titoli e i poteri; se non mi fosse venuta la mattana di sposar Lidia, donna Teresa m'avrebbe servito a maraviglia per esilararmi nei giorni di tedio. Io le doveva adesso il più illimitato rispetto, da che ella mi chiamava suo figlio, ed io chiamava lei mia madre, nei discorsi confidenziali…. Pensandovi, c'era da riderne o da piangerne senza posa….

Un ritratto incorniciato di nero, pendente a fianco del letto, attrasse i miei sguardi, per imperiosa antitesi…. Quella era la madre mia; quella ch'era morta, che mi aveva amato con l'anima tutta e per troppo brevi anni! Quale differenza fra la bruna testa aristocratica di lei, e il viso scialbo, dai lineamenti sdruccioli di donna Teresa!

Per un istinto puerile di rivolta, mi guardai bene d'annunciare una lunga assenza agli amici; nelle visite di quei giorni, ebbi a rilevare come anche Lidia non determinasse la durata della nostra vacanza. «—Partiamo per qualche tempo—» era la frase di prammatica, «—Facciamo compagnia alla mamma prima che si stabilisca al Cairo.—»

La nostra fama di coniugi esemplari durava tuttavia, a quanto potei capire; davanti a noi si parlava senza paura di felicità coniugale e si condannava con entusiasmo lo stato celibe; noi sorridevamo cortesemente, sovrani annoiati fino alla morte dalla marcia reale e rassegnati a sentirsela nelle orecchie in ogni occasione.

—Molto bene,—mi disse un giorno Ettore Caccianimico,—hai saputo resistere a tua suocera!—

(Per non sospendere le amichevoli consuetudini, egli anticipava le sue visite o veniva ad accompagnarci fuori, portando sempre a Lidia una bottoniera di fiori freschi, assai graditi dalla donna, che se li disponeva in modo ammirevole).

—Ne valeva la pena,—risposi.—Hai notizie di Laura?

—Nulla, dacchè tu l'hai trovata a passeggio con Giorgio.—

Questo mi rendeva inquieto. I piccoli viglietti quotidiani mi mancavano da qualche tempo, e la portinaia, interrogata, non aveva saputo dirmi se non che il dottore si vedeva più volte in un sol giorno, e che la cameriera era desolata per un aggravamento della sua signora. Non osavo scrivere, nè presentarmi in casa Uglio, ricordando come l'ultima volta appunto in cui c'eravamo incontrati, Giorgio avesse finto di non vedermi per sottrarsi all'obbligo del saluto.

Quand'ebbi campo d'appartarmi con Ettore Caccianimico, gli spiegai tutto questo, un po' titubante.