Intorno al feretro doveva esservi ben numeroso stuolo di gente; ma chi aveva palpitato con colei che oggi era morta? chi l'aveva conosciuta ed amata quanto ella desiderava?… Non sarebbero mancate le persone che vanno a un funerale per mostrarsi forti di conoscenze cospicue; un insieme obbrobrioso d'ipocrisie, un finto rimpiangere chi si è dilaniato fino a ieri, uno sfoggio imbecille di lusso e di fiori e di cavalli e di carrozze; e in mezzo, il povero e caro corpo, cogli occhi serrati per sempre, inchiodato in una bara, la quale doveva infracidir con lui….

Bisognava andare.

Da piazza del duomo a via Alessandro Manzoni, il tragitto non era lungo, e, dopo alcuni minuti di trotto, il cavallo da nolo rallentò (un carro attraversava la via), si fermò al luogo indicato.

Sùbito s'udì un brusìo di voci sommesse, che mi fece guardar vivamente dall'altro lato della strada, per un vetro non difeso dalle tendine, tra il sedile del cocchiere e lo sportello.

La scena era questa, semplice e spaventosa: davanti alla porta, un carro funebre, dai cavalli con gualdrappa e pennacchi neri sulla testa; un po' indietro, sopra una carrozza a quattro posti, scoperta, infinite corone di fiori freschi, ricche di nastri e di dediche affettuose; poi tre vetture a due cavalli, nere, dalla sagoma antica e dal cocchiere in parrucca e in tricorno, quelle tetre vetture con le molle ondeggianti che tentennano quasi navi in burrasca; poi uno stuolo d'uomini e donne, ora in gruppo, che al momento opportuno si sarebbe allungato come un nastro umano; raccolti e silenziosi varî servi in livrea, portando i ceri; e distanziato da tutti un manipolo di beghine e di prefiche venute per accattar la candela; in ultimo, cinque o sei carrozze padronali e una dozzina da nolo….

Risultava da quell'insieme d'uomini e cose un'impressione profonda e tragica, che mi guidò istintivamente colle mani allo sportello, come per precipitarmi fuori; dovetti irrigidirmi contro il moto istintivo. I becchini eran comparsi, fra il silenzio fattosi d'improvviso. Sulle spalle avevano il feretro, col drappo funerario steso di già, ma raccolto ai lati fra le mani dei portatori. E passando sull'asse scorrevole del carro, il feretro diede un suono metallico e vibrante. L'asse rientrò; il feretro fu accomodato, il drappo steso totalmente. Alcuni servi porgevano le corone ai becchini: una fu messa alla testa, coi nastri lunghi che scendevano dietro; altre posate per tutta la lunghezza della cassa, altre all'intorno insieme a fiori sciolti; ma rimanendone pur sempre in quantità notevole, anche la vettura da nolo fu mandata alla coda per seguire il corteo. Quattro signore si collocarono ai fianchi, i preti si misero innanzi, i dolenti (le donne prima, gli uomini in séguito) si disposero in colonna e le carrozze presero il loro posto.

La coorte luttuosa si mosse lentamente.

Il cocchiere seguiva il funerale a giusta distanza perchè la mia carrozza non fosse notata.

Mi sembrava l'andatura del corteo,—eguale e tarda,—ancor troppo veloce…. Costoro non sapevano che ad ogni passo la tomba s'avvicinava? la tomba, la dissoluzione, l'eternità, vaste e spaventevoli cose per un fragile corpo! Di che stavan per essere preda, quella bocca, quegli occhi, quelle labbra che il male non aveva potuto se non render più delicate! Perchè non dare il cadavere al fuoco, perchè gettarlo nella fossa?

Vi fu un rallentare, poi una fermata. Il corteo era innanzi alla chiesa parata a drappo nero e oro, con un gran cartello che indicava un nome e due date. I dolenti entrarono; il feretro fu tolto dal carro e portato in chiesa.