Lunghissimo tempo durò la funzione sacra.
S'eran fatte le cose con lusso e i curiosi s'urtavano formando ala presso la porta; alcuni ridevano incoscienti, altri numeravan le carrozze; parecchi s'eran avvicinati alle corone, e s'arrischiavano a toccarne o a fiutarne i fiori. Questo mi diceva come insignificante fosse il cessar d'una vita, nell'insolenza d'altre vite più volgari. Avevo trasfusa l'anima nello sguardo, con una percezione lucida d'ogni fatto, la quale pareva giovasse a farmi soffrir di meno.
Fra i primi a uscir dalla chiesa, notai Gian Luigi Sideri, pallidissimo, coll'occhio smarrito e atono: sembrò cercare qualcuno in mezzo alla folla, si diresse verso le carrozze da nolo ad interrogare i cocchieri, e a pochi passi da me, tornò indietro, senza vedermi. Giorgio Uglio vestito a lutto, impassibile, badava a dare ordini e a sorvegliare che nulla fosse dimenticato di quanto prescriveva l'uso in tali circostanze. Angela Tintaro venne poi, maestosa e raccolta, nella sua andatura di matrona….. Quindi mio suocero, Pietro Folengo, partito la mattina da Pallanza qualche ora prima di me,—si pavoneggiava in una solennità retorica, nella quale il sentimento era muta parola, e aveva composto il viso a una maschera tradizionale…. Ettore Caccianimico, anche lui arrivato con Pietro, passava tra le due ali del pubblico sbirciandole con disdegno: era una delle poche figure maschili che svelassero qualche cosa di nobile e di severo… Confuse poi fra persone sconosciute, vidi la famiglia Cortalancia,—tre signorine in ordine di statura e d'età—colla madre enorme di corpulenza; e quella bruna signora, i cui occhi sembravan così teneri di passione da racchiudere un poema in uno sguardo; giovanotti eleganti, che avevano sperato di sedurmi Lidia in quindici giorni; parecchi ufficiali.
Allo scoprirsi dei curiosi, il feretro ricomparve. Mi sembrava stranamente lungo e sottile, un'orribile scatola adattata al corpo di Laura teso come una corda dall'ultima febbre…. Quale strana solennità doveva riflettere ora quel viso ch'io aveva baciato e sul quale tante espressioni di speranze e di spasimo eran venute succedendosi!
Le membra già guardate con desiderio, ricoperte di seta, profumate con sapiente civetteria,—dovevano incutere lo spaventoso rispetto del mistero cui erano in preda; s'io avessi potuto afferrar quelle braccia che m'avevano più volte ricinto il collo, le avrei sentite rigide come spranghe di ferro, gelate per l'inazione del sangue, preste a chiazzarsi di livide macchie, domani mutate in piaga orrenda, formicolante di vermi….
A tutto questo il mondo aveva dato il nome di riposo eterno….
Una scossa della carrozza troncò il filo dei pensieri e mi richiamò all'osservazione fredda.
Il corteo s'era formato di nuovo e riprendeva il passo lento, ormai senza speranza d'altri indugi prima della tomba.
Ricominciava a piovere; ma non ve n'era bisogno perchè il numero dei dolenti s'assottigliasse dopo la funzione religiosa; parecchi erano scomparsi, appunto quelli che l'indomani avrebbero detto di non aver potuto seguire oltre il funerale, perchè troppo, troppo era stato lo schianto!
Le tetre vetture a molle dalla sagoma antica ricoveravan diverse signore; una beghina, rimasta addietro, mi venne presso a recitare il de profundis, con sì terribile accento cavernoso da produrmi i brividi. Alzai la tendina a guardarla; era piccola e tutt'avvolta in uno scialle nero, dal quale spiccava netto un profilo arcigno e lurido insieme, con enorme naso, con labbra penzoloni, che sovrastavano il mento secco, breve, angoloso. Pareva fervorosissima; aveva spenta la candela per rivenderla a miglior prezzo.