Egli mi accennò una poltrona, e dopo avere spalancate le imposte socchiuse, mi si rivolse, dicendo:

—Io parto questa sera medesima. Andrò a Parigi e a Londra. Ti prego quindi di pazientare finchè abbia dati gli ordini necessari.

—È una risoluzione improvvisa?—domandai.

—Meditata. Ho bisogno di stordirmi per alcuni mesi e con quest'ultima catastrofe non potrei restare in Italia più oltre.

—Quale ultima catastrofe?—

Gian Luigi espresse collo sguardo tutta la dolorosa maraviglia di cui era capace.

—La morte di Laura,—pronunciò quindi.

Io m'alzai di scatto dalla poltrona e posi una mano sulla spalla di
Gian Luigi.

—Ah dunque!—esclamai.—Perchè non ti sei confidato a me?—

Egli mi squadrò da capo a piedi, con espressione tra l'ironico e il disdegnoso.