—Io sono umiliato—dissi—del mio stesso pensiero. Tu parti con quest'ultima nota sgradevole del mio carattere e le scuse non basteranno a cancellarla. È deciso che tu parta?
—Stasera medesima,—fece Gian Luigi corrugando la fronte. Aggiunse sùbito, con uno schianto:—Non posso rimanere, capisci? Ho quel viso innanzi agli occhi dovunque, per la casa, per le vie, nei ritrovi; dovunque…. Ella ha sofferto come una martire, è stata capace d'eroismi….—
S'interruppe, diede una scrollata di spalle, guardando fuori della finestra per impedirmi di scorgere il velo profondo di dolore che gli si era steso sul volto.
—Se tu rimanessi,—mormorai,—io non andrei oggi a Pallanza, e ti terrei compagnia per quanto valgo…—
Gian Luigi volse la testa con un movimento d'interesse.
—Perchè,—aggiunsi,—tu parti così solo, così agitato, che i luoghi nuovi o vecchi, qualunque siano, saranno incapaci a svagarti…. Potresti ritardare, poi venire con me a Pallanza, e di là, quando noi partissimo, intraprendere il viaggio insieme, senza meta…. Anche per il mondo: una specie di fuga come tu vuoi, sarebbe il tema di molte congetture assai dannose.
—Credi?—fece Gian Luigi, colpito dalle mie osservazioni.
—Non si tratta che di un ritardo,—incalzai.
—E tu rimarresti?
—Non ho che a spedire un telegramma.