E forse, il danno s'estendeva oltre. Angela Tintaro, per esempio, con quell'arte pettegola di cui aveva date prove inconfutabili, conosceva certo l'amore di Gian Luigi; quale sarcastico sorriso dovevo io averle provocato lasciandomi sorprendere ai Giardini con Laura, nell'intermezzo fra l'uno e l'altro appuntamento del Sideri! Ma, onestamente, Angela Tintaro ne aveva approfittato per denunciarmi a Lidia e tentare un po' di discordia, della quale Angela si prometteva di giovarsi.
Ancora: Ettore Caccianimico ignorava forse tutto questo?
La figura d'Ettore mi parve la più odiosa fra quante avevan rappresentata la triste farsa. Egli s'era divertito alle mie spalle, costringendomi a riveder Laura, tormentandomi prima coi dubbi sulla salute di lei e poscia con le assicurazioni arbitrarie ch'ella sarebbe guarita, mi avrebbe raggiunto in campagna, mi si sarebbe offerto il mezzo di riavvicinarla….
Perchè s'era permessa una simile condotta, Ettore Caccianimico?
Da ultimo io stava per soccombere al peso della fatalità. Avevo sperato d'essere un marito accorto ed ero semplicemente un marito, pescatore di granchî colossali…. No; sarebbe stato assurdo negarlo: Lidia aveva un confidente, il quale andava trasformandola, insegnandole come resistere alle avversità del matrimonio, coltivando in lei una nuova tendenza a mostrarsi fredda per il bene ed il male ch'io poteva causarle….
Stabilita questa verità, ero cascato nella prima trappola aperta sul mio passaggio. Il conte Gian Luigi Sideri era giovane, elegante, conosciuto, artista; e per ciò m'ero fermato a lui…. A un tratto, senza ch'io cercassi, la soluzione dell'enigma mi si presentava: sì, Gian Luigi aveva in cuore una donna, tradiva un amico, tesseva il suo quinto o sesto adulterio: ma con Laura Uglio, colla quale era stato in intimi rapporti anche prima, contemporaneamente a me!
In tal modo uno dei punti interrogativi onde mi vedevo circondato, trovava la sua risposta. E l'altro, restava imperscrutabile: con chi si confidava Lidia e di che si confidava?
Il telegramma spedito a Pallanza per avvertire ch'io rimaneva in città qualche giorno, provocò una lettera di Lidia, molto breve; una lettera la quale ostentava dignità, quasi non si volessero indagar le vere cause del mio indugio a Milano, che non doleva ad alcuno, apparentemente.
La freddezza informatrice di quelle poche righe, era puerile nel manto dell'orgoglio offeso. Lidia credeva senza dubbio ch'io avessi trovato al mio ritorno uno di quei simpatici ostacoli, i quali capitan così opportuni ai mariti nelle allegre commedie francesi: ella aveva del mondo l'esperienza acquisita in un gioviale repertorio da teatro, migliorata dai comenti peregrini di donna Teresa e dal catechismo ragnato di Pietro Folengo.
Il mattino dopo il funerale, nel cortile di casa Sideri, vidi una cavalla saura attaccata alla domatrice. Gian Luigi scendeva dallo scalone, abbottonandosi i guanti.