A colazione, dopo aver rimandata la domatrice per un servo, io mi lasciai trascinare dalla vicenda del discorso, a parlar di Laura; e con quel bisogno irrefrenabile ch'è proprio delle anime nervose e veementi, Gian Luigi si lasciò trascinare a confidenze.
Là io lo volevo appunto, a quelle confidenze delicate dalle quali non venivano a prender luce se non l'anima di Laura, i segreti angoli di quello spirito inquieto, avido, instabile, perchè aveva un determinato modo di capire il sentimento, a raggiungere il quale s'era ella macchiata d'errori, imperdonabili per il mondo.
Rappresentava Laura, a parer mio, un bell'esempio di monogamia forzata: dalla prima notte di matrimonio, ella aveva compresa la volgarità di Giorgio Uglio e non s'era creduta per un tale uomo di dover rinunciare a passioni fallaci ma affascinanti di pericolo e di cortesia…. Aveva ragionato come io ragionava da qualche tempo:
«Serbarmi fedele tutta la vita a un estraneo? Oggi, domani, m'imbatterò nell'uomo pel quale l'amore non è vuota parola e il mio può essere anche una salvezza o un motivo di vivere…. Io dovrò rinunciare alle sconfinate gioie d'un simile possesso, per che cosa? per rappresentar nella commedia la maschera della moglie fedele?»
L'utopia sembrava doversi effettuare. Gian Luigi Sideri, arrivato, dopo infinite delusioni, a Laura Uglio dolente di infinite delusioni,—era l'uomo pel quale molto ancora una donna avrebbe potuto contare. Le due stanchezze di vita, le due amare esperienze, s'erano attratte, sostenute, compenetrate in una passione estesa, cui tutte le forme dell'amore avevano concorso mirabilmente…. E (questo si doveva dire sottovoce, perchè il mondo argutissimo non si sbellicasse dalle risa), per Laura Uglio aveva lavorato Gian Luigi, scrivendo quel romanzo il quale, se non altro, attestava delle eccellenti intenzioni e un non volgare uso degli agi.
Poi a Saint-Moritz (dove il mondo argutissimo supponeva Laura in compagnia di parenti, ed io per crederlo avevo dovuto innamorarmi di Laura una seconda volta, cioè chiudere gli occhi alla luce), a Saint-Moritz s'era tessuto un idillio audace, quale lo potevan quei due, giuocatori all'amor libero con circospezione, ma senza ipocrisie, e parati a rispondere; là, un primo attacco del male onde Laura doveva morire, aveva sinistramente richiamati gli amanti alla realtà fredda e crudele. Il medico, supposto in Gian Luigi un parente di Laura, cioè un indifferente, s'era creduto in dovere di preavvisarlo che la donna non avrebbe resistito più d'un anno; e Laura, per caso, aveva ascoltata la sentenza; e fra quei due, un terzo personaggio era venuto a collocarsi, spaventosamente afrodisiaco: la morte.
Talchè quando io aveva rivista Laura a Pallanza, ella usciva da un idillio mutatosi in ridda fàllica, ella era già consapevole della sua sorte; l'espressione cinica, dura, spudorata, volubile, sorpresa su quel volto, originava da un disprezzo vasto d'ogni cosa, che non fosse il suo amore; un tal disprezzo d'ogni cosa, da permettere a Giorgio Uglio di credersi amato fedelmente, perchè Laura trovava inutile allontanarlo, non meno inutile che allontanare uno stupido cane il quale abbia un grottesco modo di mostrare la sua affezione.
Questa la confidenza generale di Gian Luigi, fattami in un'ora di rievocazione dolorosa, e non rammaricata nei giorni successivi; anzi, ampliata in modo ch'ebbi a provarne un involontario dispetto.
Attirato dall'argomento, il Sideri parlava con lucidità ed ordine; semplice dapprima; poi vario d'inflessioni, di parole, di pensieri; un narratore squisito, un artista di memorie ch'egli sgranava quasi in capitoli di romanzo…. Perchè il suo racconto aveva un concetto pieno di orgoglio: Gian Luigi contava nella vita di Laura come un salvatore: era giunto a tempo, aveva impedito alla donna di perdersi, aveva trasformata l'adultera in un'amante saggia e devota….
Questo concetto che in altra età mi avrebbe eccitate le risa più irreverenti, si comunicava al mio spirito; lo comprendevo e lo ammiravo, dimenticando con Gian Luigi che l'edificio di quell'amore aveva le basi false, comechè sorte a oltraggio delle consuetudini e della legge; infine, io considerava Laura una donna libera di sè, trascurando Giorgio Uglio suo marito, dal quale soltanto la redenzione sarebbe dovuta venire….