Ma mentre Gian Luigi parlava, per maligna stranezza io smarriva la visione di Laura, e un dispetto involontario a poco a poco mi offriva la visione di Lidia; pura ma fredda; onesta ma chiusa; intelligente ma repulsiva. Nulla avrebbe ella capito di tutto ciò che è passione; io aveva soffocati per lei i germi di tendenze artistiche, nelle quali avrei trovati saporitissimi orgogli, e lei non aveva saputo rendermi l'apostasia in altrettanto amore.

Gian Luigi ricordava con tenera commozione gli ultimi tempi di Laura.

L'elegantissima signora aveva un animo coraggioso fino allo stoicismo; sapendo che allorchè le forze le fossero mancate, non si sarebbe riavuta mai più, durava in una lotta spaventosa col male, ogni giorno lasciando il letto per una crispazione di volontà, facendosi abbigliare dalla cameriera, uscendo in carrozza, recandosi ai convegni di Gian Luigi nei quali ogni parvenza di piacere era scomparsa per dar posto alla matematica sicurezza della fine impendente.

Nuovo rimorso in me, che avevo creduto d'essere amato, d'essere desiderato da quella moribonda: e n'ero andato superbo come un collegiale a cui i primi sguardi femminili rimestano tutte le stupide cattiverie isteriche.

In breve, le confidenze di Gian Luigi mi divennero intollerabili.

Avrei volontieri apprese le doti di Laura: ma leggendole, non dalla bocca di uno che aveva baciata la sua bocca; non da una viva voce cui aveva risposta la voce della donna. Poi, rapidamente, io diventava debitore di Gian Luigi, perchè alla sua rinata intimità non potevo contraccambiare…. Narrargli i miei dubbî? Mostrargli di quali aspre delusioni il mio matrimonio fosse già macchiato?… Queste sciagure eran volgarissime, in fondo; anche un po' ridicole, perchè me le ero addossate con una scelta inadatta….

E per levarmi d'impaccio, tentai una strada nuova. Diedi ai nostri discorsi un colore sarcastico: evitai le memorie e i fatti presenti, per raccontare vicende allegre di cui ero stato attore e spettatore: Gian Luigi capì ed accettò l'invito, e cinque giorni dopo la morte di Laura Uglio, alla nostra tavola sfilavan nomi di donne allegre, episodî amorosi d'una leggierezza aereostatica…. Il Sideri per l'occasione ricorreva alla lingua francese, narrando con una malignità semplice e bonaria, la quale valeva meglio d'ogni reticenza….

Il dolore in lui rimaneva, ma senza forma esterna.

Un mattino ch'io m'era recato a casa sua, il servo mi disse che il signor conte era uscito. Lo aspettai: arrivò all'ora della colazione.

—Perdona,—mi disse.—Sono stato al cimitero…. Se tu vedessi…. non più un fiore, nulla!—