Ma il buon umore tornò presto: l'indomani. Dovevamo pranzare al caffè ed io v'era giunto, rileggendo per la quarta volta una nuova lettera di Lidia. Stranissima lettera, considerando lo stato d'animo in cui ci trovavamo: ad ogni riga, una espressione affettuosa, un roseo pensiero, un desiderio di rivedermi, una cura della mia salute, e baci nel commiato…. Io non riusciva a stupirmene abbastanza….

Gian Luigi, che mi vedeva allegro, cominciò co' suoi aneddoti e con allusioni…. Raccontava di un certo amore tessuto parecchi anni prima, in campagna, colla giovane moglie d'un senatore.

—Non ho mai incontrata una donna più interessante,—diceva.—Era la vittima d'un enorme bisogno di mentire; mentiva con tutti, e quindi si contraddiceva ad ogni piè sospinto…. Ella non scriveva a suo marito se io non le era al fianco e non la baciavo sui capelli…. Un giorno che per lei avevo scoperto un bacio nuovo, dietro la nuca, ella scrisse al senatore la sua migliore lettera; una lettera affettuosa, desiderosa, graziosa, eccitante…. E il buon uomo non appena mi rivide, mi costrinse a leggere quella lettera, ch'egli considerava il capolavoro dell'affetto coniugale, ed io sapeva invece il capolavoro di tutt'altro….—

Gian Luigi scoppiò a ridere pel ricordo curioso.

Io mi morsi le labbra.

—T'avverto,—dissi qualche tempo dopo,—che domani vado a Pallanza.

—Di già?—fece il Sideri malcontento.—Ti ha scritto la tua signora?

—Mia moglie non mi scrive mai!—risposi.

XIX.

Dannato viaggio!