—Dovresti accompagnarmi giù,—pregò calma e affettuosa.
Giù, ella aperse la porta del suo piccolo appartamento e mi vi precedette.
Le camere eran due. La prima, un salottino fatto per l'intimità: a sinistra il divano a due posti, con innanzi la tavola carica di gingilli, e sull'impiantito di legno un tappeto alto e silenzioso: la parete di fronte era occupata dal caminetto chiuso, e la parete principale s'apriva a due grandi finestre, che davan su quel terrazzo dal quale Lidia m'aveva gettato il fatale telegramma; tra l'una e l'altra finestra, uno scaffaletto ove i ninnoli stavan presso numerose fotografie. Ma ciò che al luogo prestava un caro significato di raccoglimento, era un gran vano che doveva essere stato un'alcova, presso l'entrata. La tappezzeria vi era più scura: una piccola tavola col servizio da tè e due piccole poltrone formavano tutto l'arredo: ma vi eran diversi quadri alle pareti, e in un angolo, sopra una specie di sgabello, una pila di libri francesi, di novissima pubblicazione.
—Qui prendiamo il tè,—disse Lidia, accennando.
Io guardai un'altra volta le due poltrone, e seguii la donna nella seconda camera.
Non vi rilevai nulla di speciale: era la sua camera da letto, solita in villa: il letto bianco dalla coperta a ricami rossi, il tavolino d'abbigliamento colla superficie in cristallo e un grande specchio ovale trattenuto al disopra da un grifo d'oro; l'armadio, qualche mobile per sopportare altri gingilli…. Fra i gingilli, un libro, una grammatica inglese, e nella grammatica una lettera del Caccianimico, aperta.
—E qui dormo!—fece Lidia.—Era necessario questo cambiamento, finchè tu non v'eri. Quell'uscio mette nella camera della mamma; così ci teniam compagnia, la notte. Sai che ho paura dei temporali!—
Nella grammatica inglese una lettera del Caccianimico, aperta; aperta, quindi leggibile a tutti: eppure, avrei pagato non so che per leggerla io pure; se l'avessi fatto sùbito, come per distrazione, la cosa sarebbe venuta naturalissima; ora, bisognava darle un significato dal quale rifuggivo.
—E adesso,—mormorò Lidia venendomi incontro,—vorresti lasciarmi sola? Debbo mutar d'abito per il pranzo.—
Voce nuova: gentilezze nuove; peggio ancora: le braccia di Lidia mi ricinsero il collo, e le sue labbra s'unirono spontaneamente alle mie…. Ebbi come un lampo innanzi agli occhi, un sussulto di felicità mi chiamò vivamente il sangue al cuore…. Se quelle moine fossero state sincere! S'ella avesse saputo trasformarsi d'un tratto e trasformare anche me, perduto già in altri desideri, perchè ella era perennemente eguale!